giovedì 31 marzo 2011

Wi-Fi a pedegoli...? si grazie !!



Si parla a Pedegoli di una proposta a cui è possibile dar adesione e supporto apponendo la propria firma in calce alla stessa, qualcuno la sta facendo "girare" e sottoscrivere, con discrezione come s'usa in paese.



La richiesta, da presentare all'Autorità competente, prevede che la sosta nella nuova area ricavata sul lato "a fiume" della Curva di Pedegoli sia adibita a "disco orario" e a "scarico merci" in modo da regolamentare l'uso del park e renderlo dinamico e funzionale anche all'esercizio commerciale che diverse botteghe praticano nelle adiacenze della Piazza. Un'esigenza privata che incontra la domanda comune di potersi fermare agevolmente sia presso la Piazza che presso i vicini negozi.
Negozi che riescono a "servire" un ampio spettro di bisogni e richieste coprendo anche un ruolo sociale e garantendo un presidio del territorio stesso. Ma che in cambio di questo park a loro "dedicato" potrebbero accollarsi qualche iniziativa d'interesse pubblico, ad esempio...


Proprio per radicare maggiormente la presenza, esser riconoscibili come appartenenti al territorio e contribuire ulteriormente allo sviluppo dello stesso l'insieme dei commercianti e negozianti di Pedegoli potrebbe proporsi per organizzare ed impiantare in loco un ripetitore per il Wi-Fi e dotare la zona di una connessione a internet gratuita e senza fili...


In altre zone della città è stato realizzato, sviluppando anche le potenzialità commerciali connesse, dai CIV o dalle unioni dei negozianti, a Certosa, o nel centro cittadino...
In mooooooolti saremmo sicuramente grati, ed in seconda battuta riconoscenti, verso i comprensivi commercianti locali.
Gli imprenditori in questo modo colmerebbero anche gli ottusi ritardi dell'Amministrazione, la quale si sentirebbe forse in dovere di esaudire le loro richieste dopo un tale contributo alla qualità della vita in quartiere.



ps- (forse la proposta che gira riguarda la rimozione di alcuni paletti che proteggono la stretta via dal parking selvaggio davanti ai portici... paletti "benedetti" da chiunque attenda lì il bus; meglio sarebbe davvero usar l'area ricavata dall'abbattimento)

martedì 29 marzo 2011

Anziani

Un recente sopralluogo dell'Autorità politica e di quella tecnica pare sancire il definitivo risultato della Operazione per l'allargamento della Curva di Pedegoli: ora la curva è davvero larga, solo che alla fine della stessa la strada viene nuovamente stretta e ridotta a una corsia, tra un'edificio ed il marciapiede...
Dotti, Medici e Sapienti tenteranno un'inaspettato colpo di genio tale da metterci una pezza, intanto si discute su quante automobili potranno parcheggiar su quello spazio ricavato dalla demolizione degli immobili, abbattimento costato anche in termini economici, con un cospicuo esborso in denaro pubblico, sia pure statale o europeo.
L'imbarazzo, tra la situazione stradale e le precedenti affermazioni sulla legittimità delle richieste da parte degli abitanti di un ritorno in termini di socialità e qualità di vita, deve aver spinto il Presidente Burlando a dichiarare che presto forse si avranno i fondi per comprare un locale limitrofo alla Piazza da adibire a .... "ritrovo per gli anziani" !!
t r i s t e z z a i n f i n i t a

Non tutti gli anziani della zona lo sono allo stesso modo; un gruppo abbastanza folto si distingue, un attento osservatore può notare che tra loro c'è un certo benessere, da prima e seconda casa, da buona pensione, da figli "a posto, un buon posto", una complicità di mezze parole e mezzi inviti, sottovoce a meno non si tratti di urlare ai foresti e ai marocchini (chiunque venga dal sud, da oltre italia), signori a cui non piace giocar a carte coi gabibbi, neanche tanto invitarli ai ritrovi o alle cene...
Forse perchè sono "garantiti" e quello che hanno nessuno glielo può toccare, a costo di perseguire quell'omertà per cui ti rivolgi all"amico", che zittozitto fa arrivar la voce o la richiesta all'altro "amico", quello giusto. E gli altri son tutti di... "degli altri", gente da starci lontano, da non fargli neanche sapere, da escludere.
Così la società di questi anziani diventa davvero esclusiva. Nel suo piccolo.

In linea con le pratiche di politica sociale più consolidate: escludere, tagliare fuori, marginalizzare, ignorare, alienare ogni realtà in dissenso, naturalmente in dissenso in quanto portatrice di istanze "giovani", alternative, sociali e inclusive di ogni elemento o contributo...
Ecco che si spiega il perchè di un ritrovo per anziani, per i "loro" anziani, che serva da cuscinetto tra la gente e le loro "imprese" sul Territorio, che consideri i parcheggi e i box, l'asfalto e le palazzine come un vero "valore aggiunto" al capitale costituito dalla, dalle loro case e appartamenti... che facciano sembrar attuale e conveniente una visione morente di società e di progresso, un'idea egoista della qualità di vita.

Bene, il contrario di ciò che si chiedeva.
L'ennesimo vettore di consenso per convenienza, o per ignoranza.





sabato 5 marzo 2011

"Area Brignoline"

di nuovo sull'utopia di veder trasformare positivamente la vita delle persone in quartiere magari realizzando, nella grande area verde (sotto a via A. Gandìn, clicca sul titolo x la mappa e guarda con google quanto spazio!), abbandonata all'incuria e ai crolli, che sovrasta Via Fereggiano, un'Orto Urbano collettivo, accessibile e utilizzabile dai Cittadini, per farsi una passeggiata o una coltura orticola autoprodotta.

http://prinzessinnengarten.net info e corsi per realizzare Orti Collettivi in Germania, dove magari non hanno il clima e la tradizione ma la pratica è diffusa. A Berlino il Prinzessinnergarten autogestito fornisce di verdura fresca e bio, buona parte del quartiere.

Fortunatamente a Quezzi, come nelle colline di tutta Genova, ancora scampoli di terreno vengono occupati da attività rurali, olivi, piccoli animali, orto; terreni e fasce sempre più assediati da box e cemento. Sarebbe lungimirante valorizzare questa pratica tradizionale di "metter giù qualcosa che si mangi" tipica del territorio e riconoscerne l'importanza destinando un'ampia area verde a questo scopo, con il valore aggiunto della condivisione e della gratuità.

Un'operazione realizzabile con modesti impieghi di risorse da parte del Comune, per la quale l'appello alle eccellenti maestranze del settore in quartiere forse sarebbe ben accolto.

Un'operazione di grande valore sociale e un'indicazione politica di contrasto al degrado, dalla quale potrebbe rinforzarsi la socialità e l'incontro.

Un notevole ritorno da un modesto impegno. Ritorno non monetizzabile, per cui impegno non realizzabile.


giovedì 24 febbraio 2011

inizio "70, un'altra collina...

litorale di Prà anni "70

anni "70
Rientravamo alla sera, a me sembrava notte inoltrata e la mia sorellina dormiva seduta a fianco, osservavo dal finestrino posteriore della macchina di famiglia gli stralci di ponente in grigio e nero che scorrevano tra le luci gialle delle industrie e del porto, poco oltre l'invalicabile confine creato da ferrovia e alte cancellate color ruggine, pareva un viaggio ogni volta, sino ad arrivar a Sampierdarena ed imboccare la sopraelevata, saltar a piè pari la città più vecchia, incontrare il Bisagno e i dintorni di casa.
Tornavamo da una giornata passata da una coppia di anziani, contadini o meglio: "manenti" cioè senza proprietà, amici dei miei genitori, che vivevano da sempre nella lunga e sottile Valle di Palmaro, nell'interno di Prà, la chiamavano "in branega", per arrivarci si percorreva una strada stretta e tortuosa e la si risaliva per un pò, si superava una fonte di preziosa Acqua Solforica, giungendo ad un cancelletto ed un viale sulla sinistra che scendeva un pò sotto la strada, si entrava in un giardino di rose che profumavan già di sciroppo, grasse gardenie, margherite bianche ed erbe aromatiche dinnanzi ad una casetta a due piani, tinta di rosso mattone.

Da ragazzini il tempo si dilata o corre veloce, con poca aderenza alla realtà degli adulti, così mi pare fosse tantissimo il tempo che avevo a disposizione in quei fine pomeriggio per annusare ed osservare quel luogo. Ricordo dei cani da caccia, davvero da caccia, ne intravedevo sul retro della casa le ombre nervose, e sentivo i guaiti agitati, ma solo col padrone avevano contatto se non con le prede, le lepri o i fagiani, per le quali spesso eravam conviviali invitati.

Un robusto capanno di legno appoggiato al muro di confine custodiva un segreto tradito dai suoni e dai canti che uscivano dalle feritoie tra le assi, qualche decina di gabbiette di legno e metallo, piccoli parallelepipedi dove sgambettavano singoli uccelli, merli acquaioli o beccacce, un ciuffolotto ed una cincia bigia, un grassoccio culbianco e qualche minuto fringuello, ma grazie all'amore dell'uomo per il vino capitava che qualche uccelletto riuscisse a fuggire. Erano il frutto di agguati col vischio, di trappole e reti o di scambi con i cacciatori delle Valli vicine, erano quello il "richiamo vivo"per procurarsi la materia prima, l'essenza del sugo, di quel "Toccu de eusgelletti", in cui ci finiva anche qualche pallino di piombo ma il cui profumo ne stabiliva il primato.

I campi, le fasce coltivate ad orto, erano poco distanti dalla casa ma forse per via della giornata di festa non occorreva andarci, gli ortaggi si trovavano già mondati su un lavandino di marmo grigio e la moglie, la nuora e mia madre era lì che subito si riunivano, a preparare e chiacchierare, in una spaziosa cucina addobbata di fiori in ogni stagione, e di centrini. E gli uomini fuori. Nella piccola aia una tettoia proteggeva il braciere con su il pentolone, nell'acqua bollente mio padre scendeva pian piano la farina di mais mentre l'anziano amico di casa girava metodico e potente quello che a me pareva un bastone, un remo o un cucchiaio gigante, a mescolare l'impasto, a quel punto c'era ancora un bel pò d'aspettare per la polenta.

Entravo ed uscivo da casa recuperando ogni volta un bicchiere colmo di sciroppo di rose e un bel pezzo di focaccia di patate, andavo a mangiarla vicino al recinto dei conigli: uno spiazzo dove la terra era più dura e rocciosa, ombreggiato da un robusto albicocco e circondato da un fitto steccato alto forse un metro, all'interno vivevan spensierati alcuni conigli con la propria famiglia, tra ciuffi d'erba, pietre e buche, saltavano e correvano a piccoli gruppi, i maschi più grossi si mostravano fino coraggiosi, dritti sulle zampe posteriori ad annusare l'aria masticando nervosi una pagliuzza e i piccoli balzavano su ogni pezzetto di focaccia che non avrei dovuto lanciargli. Vivevano lì e si riparavano in una batteria di casette leggermente sollevate da terra, vivevano sino al giorno del pranzo che li avrebbe visti, uno ad uno, protagonisti.

A tavola c'era sempre anche qualcuno che non c'era la volta precedente, sulla tavole dell’epoca il vino era o dolcetto o barbera, quella era una tavola da barbera, ma non mancavano il bianco della vigna e un vino dolce e passito al quale potevo accedere anch’io, ricordo d'aver visto mia madre concedersi uno o due bicchieri solo in quelle occasioni, e la ricordo ridere alle battute in genovese. La lepre coi pinoli, spesso presentata di secondo, non mi entusiasmava così lasciando il pesante piatto di ceramica ripulito dalla polenta, con tutte le ossette succhiate per bene e messe da un lato, mi affrettavo in giardino tra lucciole e rane. Tranne quando era stagione di castagne, allora bollite o arrostite che fossero mi fermavo ancora un pò a tavola.

Ho imparato in quei pomeriggi a ricaricare le cartucce da caccia, a smontare e pulire il fucile e a tirare per bene per colpire il bersaglio con la prima scarica di pallini, l'adulto che mi fu maestro era il più giovane, il figlio, lavorava in città e conservava la caccia neanche troppo esercitata come ultimo frammento che avrebbe legato la sua esistenza alla dimensione in cui vivevano i suoi vecchi, forse non lo sapeva mentre ci esercitavamo a sparare sui tronchi tagliati a seccare, o forse allora non ci voleva pensare.

La fabbrica, le fabbriche poco più sotto, di stabilimenti e officine s'era riempita la costa, già dall'estate passata non si poteva più andare sugli scogli e fare il bagno subito dietro alla ferrovia di Prà, da qualche mese i riempimenti erano cominciati, a vista d'occhio allontanavano il mare dalla cittadina. Nascevano però opportunità che trascinarono giù dalle Valli e dalle colline gli uomini e le donne più giovani, con la speranza dell'emancipazione di una cucina di formica e di un alloggio urbano, ma anche di una vita sociale e moderna, in sincronia con tempi, tempi che stavano dimenticando ai margini cicli vitali atavici, che costituivano una struttura sociale e morale.

Come Agostino in molti rientravano dai vecchi solo per le feste e abbandonavano rapidamente le attività rurali inseguendo l'illusione di diventare operai e Cittadini, in realtà trasformandosi in "consumatori" e come lui in molti dopo pochi anni si son trovati il destino fagocitato dalla ristrutturazione e dalla globalizzazione che ha devastato l'assetto produttivo della Città, dopo averne devastato il territorio.
Qualcuno se l'è cavata più o meno, ma le vittime non si contano tra le persone inadeguate al nuovo ritmo della produzione al massimo utile, per alcuni l'impossibilità perpetuare antiche modalità di relazione e rapporti ha compromesso profondamente l'esistenza. Ma il danno non si limita al suicidio di povera gente.

Quello a cui ho assistito nei primi anni "70, che osservavo ignaro coi miei occhi di bambino, è stata la mancata consegna di una molteplice eredità culturale da una generazione a quella successiva, sulla disillusione della prima e sull'ingenuità della seconda si è innestata un'idea cinica di sviluppo che ha destrutturato antropologicamente un Territorio, una popolazione, forse definitivamente.

giuseppe"11
... "a Francesco B."



sabato 19 febbraio 2011

sotto-sotto ruspa ci scava...

Un programma di riqualificazione del quartiere, pian piano e con qualche modifica perseguito dall'Amministrazione, prevede una soluziome all'incresciosa situazione in cui versa il versante "verde" di Via Fereggiano, poco prima della copertura a valle.
Certo è che più lo stato di degrado e di colpevole abbandono diventa evidente, più il disegno previsto apparirà come unica e salvifica prospettiva.

La necessità avvertita dai nostri Consiglieri pare riguardi l'edificazione di una Scuola....
dopo il discusso abbattimento della Scuola Monleone a Pedegoli e la costante minaccia di chiuder la B.Ball in P.zza Santa Maria per calo di nascite, con in pochi km un edificio scolastico sottoutilizzato in Fontanarossa dirimpettaio di una scuola Media...
dopo tutto ciò pare necessario insediare sulle pendici del basso Fereggiano un Plesso Scolastico Attrezzato (?!) edificando quel tanto che basta a giustificare il sottostante labirinto di box-auto previsto per finanziare, in parte, il progetto, che sbancherebbe tonnellate di terreno ai piedi di un filare di enormi palazzi tral'altro.

Anche, e forse soprattutto, per i ragazzi e i bambini sarebbe davvero necessario acquisire e conservare quell'area come la natura ce l'ha lasciata, uno scampolo di ciò che c'era, tanto per ricordarsene, anche praticandola, rendendola accessibile, utilizzabile, magari in parte coltivabile dai Cittadini che lì intorno vivono, fruibile dalle scolaresche delle vicine scuole, e direttamente collegata coi limitrofi giardini- ricreativi diverrebbe una naturale comunicazione con la valle del Biscione, annullando l'attuale critico scollamento.

Ma trattandosi di un'emergenza Sociale e di investimenti il cui ritorno non è monetizzabile in maniera "tradizionale" difficilmente se ne comprenderà la necessità; sarebbe come ammettere che il ritardo cronico di una qualsiasi politica di risanamento sociale, di contrasto alla frammentazione sociale e territoriale, non è più sostenibile.

I processi di "riqualificazione" del Territorio messi in atto, essenzialmente economici, devono ora cedere il passo alla dimensione sociale sin'ora considerata a parole, assente nel minimo di pianificazione attuata o inserita come cascame di obiettivi finanziari.
La Città dei Diritti pare se no destinata a negare una decente qualità di vita ad alcuni dei suoi Cittadini, magari a quelli sospinti ai margini dalla libertà d'azione concessa agli immobiliari... ma la storia così si allunga...


[ispirato dal punto16: Le potenzialità di riassetto dei servizi per l’infanzia: l’area delle Brignoline
del PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE DEL QUARTIERE DI QUEZZI(clicca sul titolo)]

salita chiapparolo, un'altra creusa devastata.

poco dopo LargoMerlo, mentre si prepara un radioso futuro di scorrevole automobilistica viabilità, proprio lì, a fianco, una vecchia e obsoleta mulattiera di rozze pietre e insulsi mattoni (salita chiapparolo) stupidamente pedonale, viene sventrata e dopo averci fatto passar sotto dei tubi, viene malamente riempita dai detriti e asfaltata alla bèn&meglio, a pezze miste asfalto/cemento...


intanto a che serve? chi mai percorre ancora a piedi le vecchie scorciatoie della collina? salvaguardare e recuperare un'inutile ragnatela di creuse che collega rapidamente e razionalmente tutto il versante è davvero un'idea anacronistica!


Infatti il mini-municipio non si cura di verificare da chi e come vengono fatti gli scassi della via, gli scavi ed il ripristino del selciato... I privati (in questo caso amga) sempre più spesso appaltano gli scavi a ditte che poco professionalmente rompono senza criterio di salvaguardia e riempono successivamente lo scavo con detriti senza rispettarne il precedente ordine ed infine tappano il tutto con una bella pezza d'asfalto anziché riporre nuovamente ciottoli e mattoni così come li avevan trovati.


Risultato: uno scempio dei percorsi che hanno negli anni resistito agli zoccoli dei muli ma che oggi soccombono sotto il governo degli asini.



martedì 8 febbraio 2011

crolli & frane






















Per aver un'idea di quanto sia stabile il suolo in questa Valle e nelle sue pendici basterebbe censire i crolli delle fasce e dei muri di contenimento avvenuti negli ultimi due anni, anche grazie alla pressione esercitata da un continuo consumo e copertura con cemento e asfalto del suolo stesso.
Già di suo il territorio non rispetta lo status quo geologico, anzi è in continuo movimento, e lo si nota nelle zone non ancora assoggettate completamente all'urbe.
Sulla collina di Egoli nel versante a nord-ovest un ultimo fronte di smottamento si è aperto con le recenti piogge, la spaccatura coinvolge un rilievo sopra ad un sentiero e si allunga per una ventina di metri. Profonda da 50 cm al metro, il distacco in alcuni punti ha già provocato un crollo.
Un'ennesima frana più in basso ha coperto un tratto del Rio.
Eppur si muove...

martedì 1 febbraio 2011

artrite















capita di fermarmi a parlare con gli anziani del luogo e il più delle volte a subirne volontariamente i racconti, i ricordi e, grazie ad una scenografia complice, al muretto di pietra su cui si ci appoggia, ai gradini assediati dal muschio o alle ardesie grigie e sbeccate, ad intuirne l'immagine che si portano appresso.
Ascolto senza fretta ripercorrere con la memoria antiche fatiche di adulti invecchiati dal lavoro, osservati da un'infanzia in bianco e nero cresciuta tra l'umidità pregnante del torrente che ammuffiva gli scuri mobili di casa e il freddo mitigato da una stufa a carbone, guardo scuotere la testa e far gesti quasi a maledire il luogo che ha costretto madri e nonne piegate sulle lastre di pietra nel Rio a lavar lenzuola altrui, e l'artrite che ha loro deformato le mani, e a volte il carattere. E tutto solo per vivere. E ogni tanto scendere a Genova.
La guerra, le bombe e la ricostruzione visti come una liberazione, l'emancipazione da quel malsano ambiente, da quella vita umida.

Pare che questo vissuto abbia profondamente segnato una generazione, che ora istintivamente osteggia e vede come insensato qualunque recupero abitativo o tutela paesaggistica, dell'esistente sopravvissuto lungo le strette buie valli e sulle scomode colline. Questo sentimento, tra il rancore verso il passato e una cupa nostalgia di esso, ha fatto da substrato, da fertile ed ingenuo terreno sul quale ha attecchito da sempre la rapallizzazione del nostro territorio prospettando moderni agi e comodità tali da scordarsi gli antichi stenti!
Ad oggi dai più il risultato ottenuto viene ancora percepito come comunque positivo, tanto da rilanciare il businnes e riempire in un paio d'anni ogni spazio ancora libero con silos, box auto e nuove carrozzabili per arrivare sotto casa con l'auto e perpetuare l'idea che per rendere vivibili le colline bisogna cementarle e asfaltarle...
ingrassando gli speculatori e nel contempo mantenendo il consenso popolare, incredibile!

sabato 15 gennaio 2011

interverranno al momento "giusto"

nel ps appresso al post passato ho precisato che le due notevoli slavine sui fianchi della collinetta su Via Ferreggiano si stavano allargando...

Preciso che in realtà altri tre piccoli cedimenti hanno delineato il "fronte di crollo" che ormai è bello ampio, ora asciugherà con il vento e il bel tempo preparandosi così a sgretolarsi dopo le prossime piogge un pò più abbondanti. Tappando, finalmente, il greto del torrente.

Finalmente. L'emergenza!

Rapidamente si dovrà allora decider qualcosa e destinare il risanamento a qualcuno che nel farlo ne trarrà vantaggi, oltre che cospicui guadagni, tipo la progettazione e la realizzazione dell'edificabile... magari dei box, accordando insieme tutti i 'poteri forti' : Curia- Politica- Affari, ovvero nel caso, le Orsoline, l'Amministrazione, i costruttori ed immobiliari. Tutti coloro che tempo fa intendevano costruire lì un enorme silos e furono fermati da un'iniziativa di Rifondazione piena di buon senso.

Per riuscir nell'intento utilizzeranno meglio i meccanismi classici che fin'ora comunque han sempre dato dei risultati: disinformazione, collusione, allettanti promesse; tutta l'arte di far sembrare diffuso e conveniente il consenso intorno ad un Progetto presentandolo come l'unico realmente possibile e le alternative come bislacche velleità.

E in genere ci riescono. Ci proveranno. Infischiandosene delle centinaia di persone che lì intorno abitano, vivono, lavorano, vanno a scuola, per le quali uno spazio verde accessibile e pubblico a portata di "piede" sarebbe un toccasana, un sollievo nei giorni feriali e festivi di tutto l'anno... oltre che valorizzare davvero l'intera area.

Dal civico 40 di via Ferreggiano a scendere sino alla copertura, il torrente è sovrastato da questo terreno, in gran parte terrazzato, l'acquisizione da parte del Comune e la economica sistemazione in lotti e giardini potrebbe essere un'ottima opportunità per una gestione maggiormente condivisa del Territorio, una pratica di responsabilizzazione delle persone che i luoghi li vivono, di cui ne sono i "custodi".

E darebbe un chiaro segnale di cambiamento, un chiaro stop alla speculazione soffocante a cui il quartiere paga un dazio pesante, a cui l'intera popolazione è stata sacrificata in questi decenni, e non solo. Darebbe l'impressione che i molti contano più dei pochi, che anche se i "pochi" hanno mezzi, risorse, potere di pressione economica, forse chi amministra ha la capacità e la dignità di governare con e per i Cittadini.

...Pia Illusione.



domenica 9 gennaio 2011

voce del verbo:mettere in sicurezza

...

Il perdurare delle pessime condizioni atmosferiche ha contribuito a mettere a a nudo la fragilità e la precarietà della collina verde sovrastante Via Feregiano, collina che sostiene un considerevole mole di palazzi ed argina il Rio omonimo a valle, nella sua parte ancora 'scoperta'..

Due visibili slavine hanno già ostruito, pur parzialmente e per breve tempo. lo scorrere non placido del torrente in occasione delle piogge.

Un folle Progetto prevedeva la costruzione di un grande Silos a box-auto proprio su quel terreno; qualcuno dotato di buon senso e rispettoso della sicurezza delle persone ne ha ottenuto l'affossamento, ma non l'estinzione purtroppo.

Ora l'incuria e l'abbandono in cui quel lembo di Territorio pare dimenticato lascia presagire un futuro a tinte fosche: il colore grigio del cemento e il verde dei cancelli. Tinte attraenti per i grappoli di avvoltoi che certo non si son stancati d'aspettar sul dorato trespolo.

Magari giocare d'anticipo e riuscire a mettere in sicurezza con una modesta spesa quel vasto terreno, quella costa di collina già quasi tutta terrazzata, col rifacimento dei muri e dei muretti, la creazione di accessi, rendendola fruibile ed accessibile...

Una volta risanato sarebbe economica e opportuna una divisione dell'appezzamento in piccoli lotti rurali produttivi (orti urbani), da restituire alla popolazione e da condividere tra gli appartamenti concentrati in quella zona altamente edificata, con una turnazione-rotazione tra i "manenti" che se ne occuperebbero da lì in poi, proteggendo il Territorio nei suoi molteplici aspetti, ambientali, culturali e sociali.

Le gocce di acquolina già colano dalle fauci predatrici che pregustano l'ennesimo abbondante pasto, lasciandomi immaginare un diverso nefasto destino per quell'ampio spazio, in nome di una malintesa e cieca idea di qualità di vita (= posto auto) a cui sacrificare ingenue rivendicazioni di una vita più umana.


PS-dopo la pioggia dell'altra notte un'ennesimo blocco s'è staccato dalla collina aprendo il varco ad una terza piccola slavina...


venerdì 24 dicembre 2010

( buon anno ....)


osservo un anello di fumo,
un incanto che subito si scioglie nell'aria
in un giro di danza il cerchio scompare, sorrido, è così che
il tuo sguardo le tue labbra il tuo modo di fare
appaiono qua e là nella mia giornata, lasciandomi stupito un istante
e ogni volta un pò divertito
mentre aspetto la sera e il profumo che lasci...
è un piacere infinito l'averti incontrata

g,



Quando il quartiere è una palestra: alleniamoci per assaltare il Palazzo.
Quando si vuole stimolare gli elementi virtuosi presenti in una popolazione, ad esempio nello Sport, e consentire l’emergere di potenziali Campioni, è forse necessario dotare ampiamente il territorio in ogni luogo di palestre, campi da gioco, piste ciclabili e quant’altro, nondimeno rendere realmente gli impianti sportivi accessibili a tutti; indipendentemente dalla provenienza o dal reddito, dalle aspettative o dalle capacità, chiunque deve potersi misurare in qualche attività e tirarci fuori quel che può. Dalla pratica sportiva diffusa e garantita usciranno i talenti, le eccellenze, i Campioni del domani in ogni disciplina. E questo è valido nel campo della cultura e della scienza, dell’arte e della tecnica. E della Politica.

Sono forse necessarie delle palestre di politica, dove la si pratica, la si sperimenta, la si elabora in prima persona con l’esperienza diretta, nel Territorio d’appartenenza. Dove la partecipazione risponda alla necessitò di incidere il proprio spazio, in un progetto comune in cui ogni segno è indiscutibilmente necessario e organico all’insieme, pure quando viene volontariamente omesso, perchè lo spazio lasciato in bianco vale tanto come quello intensamente tracciato in quanto insieme a tutte le tonalità di grigio va a comporre il disegno collettivo.

La possibilità concreta di raccogliere le persone intorno ad un progetto pratico e realizzabile, alla portata e conprensibile da chi vive faticosamente la quotidianità del quartiere e le sue contraddizioni può essere la proposta di una Lista Popolare per il Municipio, che veda come candidati donne e uomini al di fuori dei partiti, già attivi o no, anche appartenenti a dimensioni organizzate della società civile, delle comunità immigrate, del sindacato di base, del volontariato, persone che vogliano impegnarsi su punti e progetti riguardanti il Governo del Territorio elaborati in una precedente fase di indagine e analisi magari inizialmente atomizzata e in seguito condivisa in forma di rete.

Interessante sarebbe che i partiti più avanzati su queste tematiche (prc,pdci,sel,verdi) facessero “un passo indietro” non presentando alcuna Lista o candidato proprio ed appoggiando questa ipotetica Lista Popolare, senza vincolare ne contrattare alcunché, anzi diventando una componente attiva della dialettica interna argomentando le istanze socialiste di cui son portatori.

Nel quartiere e nelle sue Piazze, nei suoi circoli, nelle case, allora magari si inizierà a creare una sorta di palestra popolare della Politica.

giovedì 23 dicembre 2010

" Ero sul Bus... "


L
'affermazione del concittadino e Consigliere Luciano Grillo registrata dal sec.xix di ieri e di oggi fa un pò sorridere qui i paesani, ma tocca un tasto che dir dolente è un 'eufemismo.

Ieri mattina si è raggiunto un apice pericoloso della nevrosi collettiva che nelle ore di punta, mattina e sera, trascende in comportamenti inaspettati quanto giustificati dalle condizioni impossibili in cui veniamo quotidianamente costretti dalle scelte opinabili in cui lo stesso Luciano è coinvolto come vittima in quanto Quezzino e responsabile in quanto Cons. di maggioranza in Comune.
A Largo Merlo l'ingorgo si è protratto per tempi biblici, bloccando tutta la viabilità di tutta la valle, complici le festività e la pioggia ma non solo.

I cantieri aperti in contemporanea Pubblici e Privati non si contano ed è difficile intravedere il termine dei lavori, sempre in attesa che, come promesso dalla Politica, rendano magnifici vantaggi e facciano da "volano" per un risanamento radicale delle nostre marginali criticità.

In questo periodo l'incoerenza della gestione della linea bus82 da parte di AMT ha dato il massimo: i bus incastrati nel marasma erano almeno quattro in salita e altrettanti in discesa, come fossero partiti tutti ad un minuto uno dall'altro (cosa che succede spesso), mettendo gli Autisti "tra u massun e l'anghìse" (trad:tra il martello e l'incudine) a far da parafulmine all'ira di utenti e cittadini.

Ieri mattina una signora davvero esasperata pare sia riuscita a raggiungere telefonicamente un Assessore ed a esporgli la sua collera augurandogli a gran voce alcune fastidiose infermità, sostenuta da un nutrito gruppo di viaggiatori.
Gli studenti arrivano "puntualmente in ritardo" a scuola e l'incertezza sui tempi di viaggio costringono al mezzo privato anche chi andrebbe a lavorare in bus... non essendo da meno ciò che si ripresenta alla sera tra le 18,30 e le 20.

Presto (?!) avremo una strada schizofrenica... alcuni tratti saranno ampissimi ed altri rimarranno lunghe strettoie, giocoforza sarà occupare con auto in sosta lo spazio ottenuto, vanificando gli intenti di una visione ottusa di sviluppo che vede nell'auto privata il top della mobilità urbana.

E guardando la curva di Pedegoli, ormai ai più vien da pensare che davvero bastava un semaforo.

domenica 19 dicembre 2010

l'ultima diga...(post di un'anno fa...)




Al termine di Via Mulinetto parte ripida una crousa sulla sponda sinistra della valle, la si percorre sino a raggiunger e superare le ultime case dove il sentiero s'incontra con il Rio Mulinetto nella sua selvatica e fragile integrità. Se lo si vuol risalire è possibile farlo anche sino alle sorgenti ma si è costretti a camminar lungo il tortuoso corso d'acqua ed ad incontrare i numerosi laghetti naturali, differenti tra loro come conformazione e dimensioni, dove la tentazione di tuffarsi nelle gelide trasparenti acque è davvero irresistibile.


Questo dev'esser stato lo sprone che portò alcuni giovani di un'epoca scomparsa ad approntare una discreta diga di contenimento per creare così una vera e propria piscina naturale, le cui dimensioni dovevano andare dai quattro metri di larghezza sei metri di lunghezza e una profondità massima vicina ai tre metri; lo si deduce dai resti, dalle visibili tracce rimaste a testimonianza trattenendo ancora un po' il torrente a creare una di quelle "fresche pozze dove s'incontran sparute anguille" per citar Montale.

Il muretto ancora accennato è ripreso nella prima foto e le dimensioni dell'invaso si possono immaginare guardando la seconda foto, e nonostante si sia notevolmente ridotto è ancora estremamente piacevole e tonificante immergersi ed attraversarlo con due bracciate, nelle stagione adatta ovviamente.[Image]

Il periodo in cui la diga è stata edificata per la prima volta si perde nella memoria dei paesani più anziani, qualcuno lo colloca negli anni cinquanta, quando ancora il Rio veniva usato dalle Lavandaie, le ultime "fasce" in fondo alla valle sotto il Forte Ratti venivan ancora coltivate a patate ed i ragazzi del posto raramente scendevano in città lungo l'unica strada, dovendosi così svagare con le risorse del posto, i laghetti dovevan esser un 'Parco Giochi' naturale.

Dobbiamo però arrivare agli anni settanta inoltrati per trovare testimonianze attendibili su quella che si può definire la ristrutturazione storica della diga; alcuni ragazzi aiutati dai fratelli maggiori decisero di deviare il Rio e con cemento e pietre ripristinare il manufatto, godendone, loro e molti altri, per anni e anni ancora,,,, si racconta di mitici campeggi dei primi gruppi di figli dei fiori e di amori sbocciati all'ombra dei corbezzoli, di gite con chitarra e salamini e di solitarie meditazioni seduti sull'assolata scogliera.

IL lago ha anche un suo proprio nome, come del resto ogni singola pozza della valle, credo che questo sia il "Lago del Bò", ma potrei sbagliarmi con il "TreSò" o con il"Chin nà", certo non è il "Gallo" giacchè questo è il primo e ne son certo.

www.funghiitaliani.it/index.php?showtopic=38947htt"> ad esempio.

Il Rio racconta molte delle storie accadute nel tempo, con le sue pietre e le sue sponde, col suo correre sotto i ponti fino a mescolarsi con le acque altrettanto "serveghe" del Finocchiara,,, ma qui siam già in Pedegoli e questa, come si dice, è un'altra storia....

giovedì 9 dicembre 2010

in memoria del Bus 82

La viabilità a Quezzi verrà presto rivoluzionata!

Non solo per gli ampi spazi dedicati alla viabilità grazie alle coperture e agli slarghi ottenuti con abbattimenti vari, ma sopprattutto grazie alla prossima realizzazione dell "AscensoreDiMazzarello", che partendo dalle poste vecchie (non appena ci arriverà la nuova superstrada che pare a questo intimamente legata e dedicata) condurrà gli abitanti dritti-dritti sino ai palazzi edificati sotto l'ultima curva della strada (dove casualmente il Personaggio, ma nn solo lui, abita), ben prima di Piazza SantaMaria.
Arrivate lì le persone che invece abitano dalla Chiesa dovranno scarpinare per una ripida creusa per arrivare in Piazza, dove attualmente termina la sua corsa il bus 82, e poi proseguire per la propria casa.

Tutte le centinaia di utenti che scendono dal bus tra Largo Merlo e la chiesa dovranno invece arrangiarsi.
Oppure aspettare il piccolo bus navetta che, una decina di passeggeri alla volta, li porterà, ogni mezzora, su e giu per la tortuosa valle.
Già. Sarà così. Il perche nessuno lo dica apertamente è facile da capire. Hanno paura.

IL nostro bus82 verrà sicuramente abolito: il 47 arriverà dal park della vecchia posta e un piccolo Circolare è già stato preventivato.

Ma si pagherà addirittura un euro e cinquanta per far questo "viaggio".
M'immagino le decine di persone delle ore di punta pigiate nella scatoletta metallica su ruote, gli studenti al mattino, le signore con le borse della spesa. Perche tutti siamo costretti scendere a valle: la politica che "le valli sono un imbuto" (Margini dixit!) ha sceso tutto laggiù, dopo largo Merlo. Grazie!
Alla faccia del Governo del Territorio sembra che Amministrazione e Azienda (in sto caso l'amt) siano in sincronia solo quando si tratta di lavarsi le mani a vicenda e di ottimizzare l'utile, monetario e no, l'uno serve all'altro, ed entrambi al servizio di qualcosa al di sopra: spolpare l'osso fino a che si può!

Sta a noi impedirlo, per salvaguardare la nostra vita quotidiana, per avere prospettive di miglioramento, forse solo per non affondare nella periferia degradata e depressa che ci prospettano a noi che non abitiamo il centro, che non abbiamo da investire nella la parte "buona" del quartiere, lontani dai salotti delle Ville ristrutturate e dei marciapiedi lisci, dei ponti crollati trasformati in piste ciclabili che dal niente arrivano al nulla, dai più fichi supermarket e dal businnes di ferrovie, metro, stadi e mercati...

Sta a noi rifiutarci di pagargli il biglietto, almeno ribellarci al salato balzello improprio riscosso ed intascato da un privato. I bus sono già pagati: da Regione Comune, Stato, da noi tutti che lavoriamo, la mobilità è un diritto e un bene comune, non può essere più un negozio che ingrassa Amministratori Delegati e manager!
L' AMT dovrebbe essere di tutti, di tutti i lavoratori che la fanno funzionare davvero, di tutti i cittadini: una grande Compagnia Pubblica di Servizio, di cui tutti noi ne siamo proprietari.
Certo non avrebbe bisogno di dirigenti strapagati per parassitare.
Gli operai sanno far le cose, così come sanno farle funzionare!

sabato 13 novembre 2010

via Fessia


http://www.bianchiniprc.org/

Qua e là per il grande quartiere gli assalti della lobbi immobiliare e dei costruttori son sempre più serrati, questi signori, ottusi quanto arricchiti e ben consapevoli di quanto siano protetti e vezzeggiati dall'Amministrazione cittadina non si fanno scrupoli a cementare e asfaltare ogni fazzoletto di territorio rimasto miracolosamente libero, in un'affannata corsa alla speculazione.

Il Partito del Cemento, come mille volte detto e letto ovunque, non ha ideologia se non quella del profitto personale e non ha tessera se non quella del numero di conto, così come non ha etica o morale se non quella dell'omertà.

Così non parlarne troppo, anzi evitare proprio di diffondere notizie è la logica che prevale nella strategia di comunicazione del nostro Municipio: un muro di gomma verso alcuni e una carta assorbente verso altri... o ti respinge senz'appello come disfattista ingrato o ti fagocita in un ginepraio di scambi e favori, gentilezze bi-tri-partisan, tanto da diventare un potenziale colluso... semplicemente ricalca una condizione più generale

A poco servirà spendere tempo, energie e risorse umane in piccole anche se giuste battaglie contro mulini a vento, distratti dai loro specchietti come fossimo allodole...

In tutto il Paese è in atto una raccolta di firme per ottenere dai Comuni una moratoria delle edificazioni di qualunque tipo ed un censimento di tutti gli edifici non utilizzati, così come di tutti gli spazi, pubblici e no, ancora non edificati.

Questo può esssere un primo passo per costringere chi ha permesso lo sfacelo e il degrado, anzi lo ha agevolato, a mostrarsi come responsabile.

Servirebbe anche a pianificare e programmare interventi di conservazione e valorizzazione se mai qualcuno avesse davvero intenzione di risanare la qualità di vita dei Cittadini.

Può comunque nell'immediato scoprire le carte su diverse questioni che impegneranno il nostro mega-quartiere e il suo territorio nei prossimi anni e che avranno un notevole rilievo ecconomico.

Tanto per capire bene chi ha le mani in pasta ed a che prù lo sta facendo.

Certo che bisognerebbe capire, ed averci finalmente ben chiaro, chi sono gli avversari in questa contesa. E, al di là di un'ambiente "friendly" tanto ipocrita quanto controproducente, decidere da che parte stare.

Iniziando magari usando la legge sul Danno Ambientale, prima che questi spaventati Lorsignori l'aboliscano.



lunedì 1 novembre 2010

i Morti (a Domenico)

Domani "sono i Morti".
Già, ma i morti si sa che non son tutti uguali, certamente ognuno ha i propri, e poi ci sono quelli diciamo "comuni", ai quali si rende in qualche modo omaggio o gli si dedica un ricordo, magari un brutto ricordo che comunque rende loro l'asser esistiti.
Ma non è per tutti così.

Forse è passato un mese o poco più dalla morte prematura di Domenico, probabilmente dovuta agli accidenti d'una vita piegata su se stessa. Sorte comune ai molti che arrivati dal paese, qualunque esso sia, non sono riusciti ad adeguarsi ad un ambiente ostile, dove il tradizionale legame tra parenti, amici e vicini di casa viene sostituito dall'opportunismo e dall'interesse, sentimenti con i quali non sempre si riesce a fare i conti.
Così per anni, appoggiato al muro di fuori o seduto solitario nell'ostaia della Gabri, Domenico ha avvelenato il suo fegato con l'alcool e d il suo sangue con il lavoro sottopagato, nero e faticoso, sino a consumarsi.

Qualcuno l'ha anche aiutato a sopravvivere nei periodi peggiori, altri si toglievan l'ingombro offrendogli un bicchiere di nero, ma i più l'han malamente sopportato mentre urlavano al tavolo delle carte.
Lui al massimo brontolava sommesso cose incomprensibili, in calabrese, con il viso triste e rosso quasi schiacciato tra la coppola ed il bavero del giaccone.
Fino a sera inoltrata, quando se ne rientrava balcollante e maleodorante a casa "sua", dove l'acqua calda non arrivò mai e dove la pietà d'un padrone di casa l'ospitava.
Ma Domenico spesso sorrideva, vai a saper il perchè, e sicuramente sempre salutava.

Gli occhi azzurri insieme al suo rimanere lì, in piazzetta, da mattina a sera, m'han suggerito quello che lui forse aspettava invano di rivedere davanti al suo sguardo... l'immagine di uno slargo sterrato tra le case di pietra, dove gli stretti vicoli del paese incontrano improvvisa la luce... dove un'emporio, un'ostaia e qualche panchina creano lo scenario d'un tempo dilatato e sereno.
Un tempo adatto ad esser diviso a seconda di bisogni ed esigenze umane, dove la relazione tra le cose e le persone è scandita dalle campane e dal sorger ed il calar del sole, dal canto del gallo e dal rumore dei piatti nel dopopranzo...

Quante vite segnate dalla solitudine di una migrazione coatta, dalla miseria umana della città e della produttività... quanti Domenico sono passati come fantasmi nei quartieri come il nostro, a cui in fondo si somigliano, piccole comunità che sono stati disgregate, territori antropologicamente destrutturati nella loro tipicità, nel loro "carattere"...

E così come un pallone sgonfio scalciato sotto una macchina, come una cartaccia volante nella strada, è passato Domenico, e se ne è andato. Molte persone pronte a far ponti d'oro ad altri morti che magari posson dimostrar riconoscenza anche postuma, neanche se ne son accorte. O peggio ancora han commentato, con un "buon per lui..."

Tutte, tutte le volte che mi son trovato senza sigarette Domenico me ne ha sempre offerto una, accompagnata da un sorriso triste.
Grazie Domenico, Grazie ancora.




giovedì 28 ottobre 2010

le tante facce dell'omertà


Quando anche solo che per far spostare una transenna in un cantiere pubblico sulla strada, e permettere così alle persone con l'ombrello di transitarvi, bisogna chiederlo come favore all'anziano che è nelle grazie dei potenti del luogo e che se ne fa gran vanto, manipolando (da vecchio marpione d.c.) voci e fatti per ottener consenso conto terzi, allora è palese che l'uguaglianza dei Cittadini di fronte all'Amministrazione è ormai un retaggio del passato...

Così è. Da anni. Solo che non lo vogliamo ammettere.

WI-FI


Cari (in tutti i sensi) immobiliari, che così tanto pesate sulle decisioni e sulle priorità della vita civile e politica di questa nostra rapallizzata città... perchè non pressate un pò l'Amministratore per estendere il servizio di Wi-Fi gratuito a tutto il territorio?
A Quezzi, ad esempio, i problemi legati alle comunicazioni incidono assai sulla qualità di vita che si prospetta ad un'eventuale famigliuola che volesse qui trasferisi e comprar casa...
addirittura i cellulari non hanno campo in certi luoghi, la tv si vede solo con la parabolica, per non parlare di internet: non esiste fibra ottica nè connessione veloce, solo il vecchio filo del telefono, e le chiavette sukkiasoldi risultano lentissime e funzionanti a singhiozzo.
Il Wi-Fi risolverebbe questi problemi.

Offrire abitazioni in una zona coperta dalla connessione gratuita dovrebbe riguardare anche l'interesse di procuratori accorti.
Quando se ne renderanno conto allora forse potremo "navigare" sereni, nonostante la scelta di vivere un pò fuori del centro, magari in collina.
Triste doversi appellare a qualche lobbi che conta, al concittadino importante, all'amico degli amici, ogni volta per ottener comprensione...
Le voci non si contano, si pesano. Pare.