venerdì 30 luglio 2010

chi controlla i controllori?



La collina sulla quale s'inerpica Via delpoligono di Quezzi con le sue curve e i suoi palazzoni figli della speculazione selvaggia anni 60 non ha pace neanche in questo nuovo secolo.
A Quezzi i ricchi fan un pò quel che gli pare, certo non è zona da Signori ma speculare in Albaro è sicuramente più difficile, così si accontentano.
Di fatto quel Monte sta subendo un'ulteriore offensiva da parte del cemento, per il tornaconto di alcuni privati, a discapito di un Territorio in asfissia.

Dalla Via principale si sta ultimando una strada privata azzardata tra i tralicci enel e gli alberi a rischio d'abbattimento, per consentire l'accesso in auto ad una casa posta in alto. nel bosco secolare anch'esso a rischio di taglio vista la scarsa sensibilità ambientale dei nuovi proprietari, che si dice abbiano intenzione d'aprir un'agriturismo (?!) con tanto di park...

Altro "piccolo" intervento: nascosti dai palazzi si stanno edificando un tot di box auto, di traverso al monte si creerà una sorta di diga di cemento per i cospicui rivoli d'acqua piovana, che sfogheranno altrove...

Ma l'esempio più eclatante, sotto gli occhi di tutti, è lo sbancamento del Piede del Monte.
Una fetta di collina è stata asportata e il terreno ora è contenuto da un enorme muraglione di cemento armato.
Lì, dove ora c'è il vuoto, dovevano venir edificati un tot di box, con copertura a giardinetto.
Ad un certo punto hanno scoperto che quella è una conca d'acqua!
Così tutto si è fermato, e ormai son passati dei mesi.

La gente dice che aumentando i costi e diminuendo la prospettiva di guadagno sia fallita la Ditta che ha iniziato l'appalto e ora una seconda Impresa potrebbe continuare, con l'aiuto di denaro pubblico, giusto per non lasciare il disastro così com'è.
Ma son "voci di popolo", perciò senza nessuna conferma, sono illazioni.

Un bel volantino è apparso sul luogo, subito strappato dagli anonimi censori che conosciamo.
Ringraziava gli Amministratori per aver concesso i Permessi e le Autorizzazioni per realizzare questo maestoso Muro Grigio, al posto di un'ampia collinetta dove da sempre le feste popolari e le serate di ballo trovavano modo di far incontrare la gente.
Diceva che ora finalmente ci gira più aria a Pedegoli...
Male che vada una decina di posti auto "a raso" ce li tireranno fuori.

Su tutto questo e su alto ancora che alla faccia della trasparenza accade in quartiere dovrebbe vigilare un qualche organismo popolare, diffuso, pubblico: un Comitato di Controllo, che possa mobilitare persone e Istituzioni a garanzia di interessi comuni, spesso violati dai nostrani piccoli "minicomitati d'affari".

Se la 'rete di quezzi' non fosse solo una finzione a supporto d'un consolidato gruppo politico-imprenditoriale avrebbe anche gli strumenti per agire; la legge sul " Danno Ambientale" potrebbe essere impugnata per verificare responsabilità e ottenere risarcimento e risanamento. Ad esempio.

PS- verso la metà di agosto sono riprese pur lentamente alcune attività nel cantiere

mercoledì 28 luglio 2010

celtike & svastike


Intorno al 1975 alla scuola Fontanarossa esercitava l'insegnamento una giovane professoressa che molti dei suoi studenti ricordano con affetto e riconoscenza.

Pioniera d'un metodo che permetteva la partecipazione e la critica spesso promuoveva iniziative parallele allo studio, iniziative dedicate alla formazione civica delle giovani persone a lei affidate nelle ore scolastiche.

Qualcuno ricorda che grazie a lei l'Unità entrava a Scuola e veniva letto in classe con gli altri quotidiani, raro esempio di pluralismo all'epoca.

Altri tempi.

La Scuola Fontanarossa è ancora oggi situata di fronte alla Scuola Govi, si guardano in faccia.

Ma i tempi sono cambiati.

E i Dirigenti Scolastici anche.

Ed è così che pare possibile vedere sul Portone della Govi una svastica ed una celtica in bella mostra... 

senza che al Direttore venga in mente di coprirle rapidamente con una mano di vernice.

Non si stupisca il pavido tapino se presto si troverà graffiti simili sulle pareti dell'ufficio e le impronte degli anfibi sulla scrivania... 

potrà sempre chieder di ritirarsi in un ufficio un pò più imboscato... forse.


PS- dopo alcuni giorni ed alcune telefonate di genitori indignati si è provveduto a cancellare le dementi scritte


 

lunedì 26 luglio 2010

frenesia alimentare


Frenesia Alimentare.




Accade in alcune specie animali


può accadere anche ad alcune categorie umane


con alcune peculiarità proprie


il meccanismo che la fa scattare può essere una sorta di panico


però inconsapevole


non compreso razionalmente


anzi respinto con arroganza e sufficenza


ma i segnali dell'esterno, gli odori del disfacimento,


penetrano e provocano reazioni


così il corpo da luogo ad azioni incolvulse spontanee


solo apparentemente sotto controllo della mente


perchè ancora e sempre tutte automaticamente


indirizzate all'obbiettivo di soddisfare l'infinita ingordigia


aumenta esponenzialmente la voracità col sentore inconscio della fine


mentre la percezione drogata della realtà


fa calare l'attenzione che pare addirittura superflua


in contradizzione con ciò che sta accadendo intorno


e che ne sta determinando l'infausto futuro


Allora tale la contesa e la fretta d'appropriarsi del cibo


che non sentono i morsi altrui


nè importa se azzannano qualche loro simile.



Ed è tra i brandelli lacerati della loro carne


che passa la nostra possibilità di sopravvivenza.



giovedì 22 luglio 2010

luglio in quartiere...





Qualcosa sta cambiando.
Almeno nella grafica dei manifestini di quartiere.
Finalmente si distaccano almeno nella forma dall'istituzionale giallo con caratteri rigidi e timbrino del piccolo presidente, anzi non ne fanno menzione.

Davvero accattivante (in violetto e giallo,grafica semplice ben impostata) quello che pubblicizza un'iniziativa di passeggio e lettura che si è svolta sabato scorso lungo le antiche creuse della collina, sopra il Dria, verso l'Acquedotto e la Cappella dei Cacciatori di Luamà: un percorso ricco di scorci paesaggistici e di momenti di serena quiete, m'immagino poi nella sera stellata e fresca...

Un altro manifestino lo s'incontra nei pressi di Finocchiara e con uno stile asciutto e spartano informa che sabato questo, ci sarà sul pianetto di Finocchiara, dal Ponte settecentesco, una grande tavolata con spaghetti aglio e peperoncino, da aggiungere a tutto quel che i partecipanti vorranno condividere. Vino compreso.
Si prevedono alternative per i bambini presenti.

L'angolo in questione è degno d'un pittore paesaggista (in molti pare che nel dopoguerra frequentassero le piccole valli genovesi per dipingerne i tratti tipici) e seppur deturpato dallo svincolo di cemento e dai park che lo precedono rimane un'arroccato gruppo di casette che va rubando terra al monte con le strette fasce, scolpendo la collina come fosse una piramide, nella migliore tradizione Ligure.

Il Rio Finocchiara custodisce ancora alcune piccole testimonianze, nelle pietre e negli arredi sopravvissuti, del suo antico passato di lavoro e socialità, e una cena all'aperto tra gli abitanti del luogo è un'ottimo modo per conservalo in vita.

giovedì 8 luglio 2010

pedegoli..."IL TERRITORIO DELLE PANTEGANE GIGANTI"


... ho letto su enormi manifesti che il Comune ha investito 100milioni di euro per ripulire ed asfaltare la Città. Basterebbe passare per Via Ferreggiano, ad alta percorrenza, per verificare le condizioni disastrose del selciato... mentre Via Mottachiusura dove passano 12 auto quando c'è traffico, già liscia e piana, è stata asfaltata, prima ovviamente degli scavi per il gas (ma questo ormai rischia di sembrar un luogo comune).

E stamane sul Secoloxix si scriveva che una grande Operazione ecologica stava per partire e riguardava diversi Rii e Torrenti nelle Valli Genovesi.
Esclusi ovviamente Fereggiano, Finocchiara e Molinetto, che nonostante portino costantemente una notevole cubatura d'acqua e corrano in pieno abitato, non son degni di nota, pare.

A Pedegoli s'incrociano i tre torrenti e lì è stato abbattuto un vecchissimo edificio con le sue abbandonate fondamenta. Proprio lì sotto nell'oscurità degli anni, vivevano intere famiglie di Pantegane Giganti, ormai stanziali limitavano i danni agli stretti dintorni e alla cantina della Gabbri.
Il sisma provocato dalle Ruspe Comunali ne ha sconquassato l'habitat naturale, costringendo l'intera colonia semi shoccata a fuggire per ogni via percorribile. Cioè su per il fossato del Molinetto, lungo il Rio Finocchiara e percorrendo tutto il lugubre e buio fosso del Fereggiano "coperto" a esplorare un territorio essai più vasto.
Trovando immediatamente le Condizioni Ottimali, le più favorevoli, per istallarsi ed allegramente riprodursi, tra l'ammasso di rovi, rumenta e sbocchi abusivi che ne rende caratteristico il paesaggio.
Sarà un decennio che gli argini di questi torrenti sono lasciati al degrado, sia civile che naturale e la comparsa di parassiti come le zecche, i nugoli di zanzare, le biscie confuse e i ratti ingordi e impudenti è ormai stagionale, complice anche l'abbandono dei tratti "privati" prima coltivati e mantenuti puliti.
Ma quest'estate l'avvistamento di Pantegane particolarmente aggressive e grosse è già più frequente e diffuso, si avvicinano ai pochi pollai sopravvissuti ed alle cantine o ai parcheggi. E facilmente si impossesseranno del territorio.

Come era prevedibile: l'esperienza a Genova non manca, ad ogni scavo deve corrisponder una radicale derattizzazione, ricordo che alla Foce del Bisagno pochi anni fa si è rischiato il disastro ecologico...

La Provincia dovrebbe esser l'Ente responsabile dei Rii, ma la questione tocca anche la Salute Pubblica e l'Igiene Urbano, parrebbe.
Certo che se da parte dell'Amministrazione si desse credito, spazio e risorse a gruppi di Abitanti disposti a mantenesi pulite le proprie vicinanze ...
Se l'impegno del Comune fosse Programmare insieme ai Cittadini le iniziative e condividerne gli obbiettivi potrebbe allora chiederne ed ottenerne la collaborazione necessaria, da parte di chi in questo luogo dovrà passarci magari degli anni ancora almeno quanto da chi gli anni ce li ha già passati.

Dovremo abituarci ad incontrar nella penombra umida della sera qualche incurante esemplare di Pantegana Gigante, mi sa.

PS - recente (marxo) intervento poco tempestivo (forse in vista dell'estate) e poco impegnativo dell'Istituzione che ha provveduto a disseminare nella zona molti dispenser di veleno per topi: tubi di plastica nei quali il ratto s'intrufola e si prende la pasticca e poi muore.
Gli argini del Rio sono rimasti abbandonati all'incuria e alla rumenta, la fogna sbocca copiosa a giorni alterni sotto il ponticello medioevale e nell'insieme l'ambiente, s'io fossi ratto, mi parrebbe accogliente...

martedì 6 luglio 2010

tra le tante storie raccolte qui intorno qualcuna "da fuori"...


... tra Prè e Gramsci, nello slargo del mercato scesa la scalinata a destra guardando il mare, si trovava il bar Anna, o un bar che la gente gli diceva dalla Anna, con il suo variopinto viavai. In molti spendevano monete straniere, Americani e Tedeschi i marittimi più ambiti ma se ne trovava come dir, d'ogni razza. Così ogni angolo era occupato da bancarelle precarie con su ogni ben di dio, almeno apparentemente, tutto lungo Via Prè, spesso con le ultime novità in audiocassetta e le autoradio più moderne. E le sigarette americane, quelle della Jugoslavia.

La balaustra proprio sopra la scalinata del bar Anna era però lasciata libera, cosicché potesse esser comodo trespolo per un piccolo gruppo di giovani Napoletani ed un grosso coloratissimo Pappagallo. Il colpo d'occhio del suo maestoso batter d'ali si ricorda ancora come attirasse l'attenzione di chiunque passasse nei pressi, i Russi ed i Tedeschi erano i più divertiti, si dice. Per un lungo periodo fiorì così un florido commercio di Pappagalli. Senza grosse difficoltà d'approvvigionamento da parte dei mercanti.

Non furono pochi gli stranieri, marittimi magari un pò alticci dopo i giri nei night-club, che pensarono di portarsi a casa, per pochi dollari, un esotico pennuto e che, dopo averlo regolarmente acquistato dai venditori oriundi, lo videro alzarsi in volo appena lasciato il circondario, per far ritorno nel volger di pochi minuti all'antico padrone, non prima d'aver beccato a sanguinare l'ignaro e incredulo nuovo proprietario, lasciandolo imprecare al vento di Caricamento. 

Questo succedeva così tante volte nello stesso giorno che nei Caruggi s'iniziò a dire "come u pappagallo de Prè, che u vendan vinti volte au giurno me u lè sempre u mescimu", per dir di uno che racconta sempre la stessa scusa a tutti.

raccolto da: Berto, 68anni, nato in Via Madre di Dio.

lunedì 5 luglio 2010

perchè Carrabile?




(nella prima foto la creuza di Mottachiusura che verrebbe distrutta e resa carrabile per arrivare in auto ; la seconda foto è la fine della scalinata Mottachiusura, tipica e a rischio d'abbandono)















Via Motta Chiusura è in gran parte asfaltata e carrabile da diversi anni, collega le ultime abitazioni della valletta del Molinetto alla Piazza di SantaMaria, dove la strada principale di Quezzi termina.
Inoltrandosi appunto nella Valle ad un certo punto, dopo le ultime case, questa "carrabile" torna ad essere una antica Creusa, di pietre e mattoni, che scende lievemente verso il Rio Molinetto, fa una curva e si trasforma in una gradinata, incontra arcaici trogoli di pietra e strette fasce dai bassi muretti a secco, sino a congiungersi con un ponticello settecentesco a Via del Molinetto, altra mulattiera medioevale, all'altezza del Frantoio ancora intatto e delle "pietre delle bugaixe" ben visibili sugli argini del Rio.
E qui siamo appunto in quella antica creuza che alcuni abitanti hanno tentato di salvare dalla recente asfaltatura totale, che con la scusa di rimediare al dissesto l'ha resa di fatto carrabile ai mezzi privati.
Ci domandavamo a cosa era dovuta tanta determinazione, sino a essere arrogante aggressione verbale, tanta noncuranza di fronte a legittimi dubbi, tanta acredine verso chi dissentiva o criticava, e pur proponeva soluzioni che consentissero a questo Luogo di conservare le caratteristiche peculiarità storiche e paesistiche....

Se si fosse salvata l'antica Creuza si sarebbe presto sentita la necessità di metter mano anche alla parte di Creuza ancora intatta di Via Mottachiusura;
si sarebbe potuta tutelare e ripristinare, essendo questa di sicura utilità ad almeno una decina di "fuochi", per raggiungere Pedegoli ed i negozi semplicemente a piedi in 5 minuti, evitando un lungo giro da dover fare con l'auto. Oltre l'importanza storica/paesistica dell'insieme nel territorio.

Gli attori principali di questa rappresentazione, i più accaniti sostenitori ed esecutori del progetto, sappiamo bene tutti chi sono  stati e come hanno agito.

Potrebbe ora essere che una discreta porzione di terreno con sopra una casa ed un rudere situati proprio all'interno della valle, vicino ai rinomati laghetti, nel verde e nella tranquillità, siano in vendita.
Essendo raggiungibili però solo a piedi o con piccoli mezzi agricoli il prezzo è relativamente conveniente, anche se si tratta solo di forse 200 mt si sa che arrivarci in macchina ne aumenterebbe il valore di un buon 30%...

Una progettazione di finanziamento, o come la si vuol chiamare, potrebbe unire più soggetti interessati e garantirli rispetto ad un più roseo futuro viabile, cioè alla possibilità di distruggere in tempi rapidi la Creusa rimasta di via Mottachiusura ed allargarla a strada carrabile e asfaltata, giusto sino al cancello di questa potenziale Residenza Privata Esclusiva di pochi, magari due o tre (edificando un poco ancora) nuclei.
Curioso, interessante sarebbe sapere con certezza chi condurrebbe la "cordata" finanziaria, e cosa farebbe supporre ai fautori il sicuro successo della speculazione...
Certo è una speculazione intellettuale, invece, questa mia che a me pare una semplice intuizione,
e che dà per scontata una sensazione pur comprovata di lontananza, estraneità e incomprensione rispetto al mondo parallelo della "politica di palazzo".

Allora nel frattempo mi domando genericamente quanto sia lecito, morale, etico, che si adoperino, si sfruttino e probabilmente addirittura si perseguano esclusivamente a questo scopo le Cariche Pubbliche, Politiche e non.
E il contatto amicale e omertoso che i singoli privati hanno con queste.
Questo fa saltare definitivamente ogni patto di cittadinanza, reso impossibile dal decisionismo di pochi basato su criteri di discriminazione e di clientelismo; oscurato dalla arbitrarietà arrogante e presuntuosa che ormai determina ogni iniziativa e progetto di cui pagano le spese la collettività e ne godono i vantaggi i pochi privilegiati, perché si è reso quello che era un diritto di tutti, un privilegio del singolo.

Marassi-Quezzi-SanFruttuoso sono "una città"...
per numero di abitanti ed attività, per dinamiche e problematiche sociali, per la dimensione metropolitana che assume anche nelle aree più marginali del territorio.
Per il Businnes che tutto ciò comporta.
Gestire l'Urbe comporta molte responsabilità e competenze, compresa la capacità di ascolto e di servizio verso la gente. E una predisposizione alla Democrazia ed alla Trasparenza che pare latiti da tempo sul nostro territorio.
Quali le priorità e quali siano gli Interessi che ne guidano il Programma non ci è dato di sapere, anche se ormai sono evidenti a tutti: quelli Privati.





martedì 22 giugno 2010

Via del Molinetto ora è davvero asfaltata.



un quesito, un dubbio, una domanda, una provocazione, una fantasia.

A che prù,

A quale speculazione prelude,

A cosa, a chi, può giovare nel medio, lungo periodo.

Perchè tanta ostinazione nel perseguire la totale asfaltatura di una creusa e nel definirla carrabile?

Perchè non voler attuare nessuna salvaguardia di ciò che ne evidenziava la caratteristica "pedonale"?

A cosa si vuole arrivare, quale architettura, quali gli obbiettivi ultimi?

forse ultimi, intimi, ...privati?

Lontani?

nel tempo ma non nello spazio.

Forse. Forse no.

Il punto di vista privilegiato dell'airone cenerino che passa alto sulla Valle potrebbe aiutarci a capire. Lui forse già sa.

Atch!! Non vorrei mei averne messo a rischio il volo!

Attento agli schioppi, caro grigio pennuto.

 

ai confini del territorio


Credo m'abbia incuriosito lo stile del disegno che illustra questo manifestino, rigorosamente fatto a mano, direi autoprodotto, che ricorda un pò i cartelli per promuovere i prodotti appesi alle vetrine delle botteghe quando ero bambino. Sottolinea la sua diversità la lontananza grafica con i soliti manifesti con sfondo "giallo fastidio" che con vari simbolini appresso e autorevoli firme in calce propagandano perlopiù le iniziative tra amici di partito, spacciate come popolari e collettive, in realtà sempre più chiuse e selettive.

In una domenica di sole, vento, nuvole e di nuovo sole, la festicciola di cui dice il volantino si è svolta in serenità, con la banda di ottoni luccicanti; sullo sfondo l'azzurro del cielo e il grigio della secolare pietra monastica di Nostra Signora del Monte.

Un signore barbuto e ospitale offriva muscoli e vino bianco, caffè e cordiale, dietro lascito d'offerta ad uso della Confraternita organizzatrice... consigliava ai viandanti la visita all'interno della loro Cappella, dove un Cristo nero del 600 riposava insieme a suoi omologhi, più recenti ma ugualmente agghindati d'ori e drappi dall'aspetto prezioso, tutti pesantissimi da portare in spalla...

Scendiamo poi dabbasso, in quella che doveva esser una stalla o una cantina, al di sotto della chiesetta, la penombra rasenta il buio, intravediamo un gruppo di sereni anziani che chiaccherano guardandoci distratti, una di loro s'alza dala sedia impagliata e abbandona il tavolo marrone con sopra dolcetti, tazzine di thè e centrini fatti a mano, per prepararci un caffè...

Tutto gradevole, chiediamo informazioni:  sono una Confraternita, ma non hanno problemi religiosi e tutti posson almeno in parte partecipare; si organizzano da soli ma fan capo alla parrocchia di Piazza Martinez, che non li molesta ne li promuove; con il Municipio han nulla a che fare giacchè dipendon poi dalla Curia, che però non sovvenziona granchè, anzi, la festa è una sottoscrizione per riparare il tetto (un classico!),essendo loro una sessantina di soci perlopiù anziani e qualcuno fa anche fativca con la pensione;  si aiutano tra loro e quando si riesce si apron all'esterno con un pò di solidarietà...

Un'altra realtà sociale che pur presente sembra sconosciuta, sessanta persone che s'incontrano e socializzano mantenendo vivo un luogo e delle tradizioni, anche perchè ne godan tutti.

Guardo la valle di Quezzi chiusa tra i Camandoli e la Torretta e penso che giusto all'estremità opposta, dalla Chiesa di Santa Maria a Quezzi, c'è una Confraternita che potrebbe aver più o meno gli stessi scopi.

Si potrebbe organizzare una "scianca" tra le due Confraternite, tipo la gara delle pratiche difficili di trasporto di Cristi o degli intrepidi "balletti" col Cristo in spalla al suono della Banda, oppure azzardati "passaggi" di Cristi da spalla a spalla,,,, sarebbe un torneo degno di documentazione e di nota!!

Ma sul versante della popolarità e della simpatia la Confraternita del Monte ha già vinto!

lunedì 7 giugno 2010

"PedegoliGoldGrass": L'erba del vicino è sempre più buona

estate 2007 scogliera dei laghetti (spontanea?)

Giorni fa un volantino anonimo lamentava comportamenti a suo dire disdicevoli in atto nel quartiere, la natura vile dell'episodio già si commenta da se. Ma nell'accusare gli abitanti di usar i muretti a secco per coltivar "erbe aromatiche e medicinali" clandestine, si indicava forse forse come radicata una tradizione, davvero oramai pluridecennale, che vuole l'alveo, gli argini, la valle più interna dei nostri due Rii, Finocchiara e Molinetto, come territori vocati, adatti ed adattati, ad una buona riuscita di sporadiche ma tenaci piccole colture di Canapa, Cannabis Sativa.
Risalendo le piccole Valli di entrambi i nostri Rii, costeggiandoli lungo le fresche e quiete pozze d'acqua capita, ad un occhio competente, d'incontrar qua e la a tergo di passi e sentieri cancellati dall'erbaccia, simpatici cespugli formati da due o tre piantine impegnate in una crescita lenta e rigogliosa, favorita dal sole che cuoce le pietre a cui aderiscono immobili ramarri e aspidi, e dalla fresca umidità della notte.
Dando pure per scontato che contemporanei improvvisati coltivatori di marijuana si impegnino ancor oggi a seminare in luoghi così difficili da raggiungere e da controllare, una parte degli esemplari sparsi per la Valle sono forse generazioni di piante adattate e diventate autoctone e spontanee, figlie probabilmente dei primi tentativi di Coltura alternativa che si ricordano nei racconti degli anni settanta nel secolo scorso.
Coloro che allora avevano vent'anni o giù di lì, adesso ne avran una sessantina...
Così pare che grazie a loro, l'Erba a Quezzi ormai ci cresca spontanea.
...è forse bastato qualche impollinazione andata a buon fine e qualche "cima" lasciata a seccare che i piccoli semi caduti han continuato la loro natura, perdendo però molto dell'originale, invero. Alcune piante trovate la scorsa estate erano steli robusti con pochissime foglie e nessun germoglio, inoltre un piccolo moscerino bianco (lo stesso delle More) pare attacchi fatalmente le piante se cresciute all'aperto.
Stiano sereni i detrattori di questa umile e generosa pianta, può esser che presto nuovamente scompaia...

domenica 30 maggio 2010

strane idee


una partecipazione di idee per la Piazzetta sarebbe stata auspicabile da parte di qualunque Amministrazione attenta a fare quel che serve realmente e non quel che fa "spot", credo.

Infatti non è stata neanche considerata l'idea. Eppure i consigli e le segnalazioni opportune non erano poche, la saggezza popolare ed il buon senso dell'uomo di strada avvertivano di alcuni errori che si potevan evitare...

Ad esempio la mancanza di un accesso pedonale alla Piazza, della fontanella che andava rialzata, dell'assenza di ombra e del muro di un'abitazione proprio lì...

e a questo proposito un signore che lavora in amiu aveva proposto due panchine ad angolo limitrofe all'abitazione e tre cubi di cemento che riempiti di terra avrebbero fatto da vaso a rampicanti che si sarebbero sostenuti grazie a delle colonnine di gabbie metalliche creando in breve tempo un paio d'archi ombreggianti e protettivi del muro dell'abitazione. Realizzabile con pochi soldi.

Mesi dopo ho incontrato un progettino simile su una rivista di architettura. Di bell'effetto.

Complimenti al Cittadino, purtroppo inascoltato...

le Grandi Opere Nostrane proseguono.


In bella vista si può ammirare Il Progetto dell'Ascensore destinato ad alleviare il tribolar quotidiano per raggiunger casa di un centinaio di residenti nei pochi Condomini raggiunti dal Servizio AMT. Questo a discapito delle migliaia di persone che abitano tutto il tortuoso addivenire della strada che unica percorre la Valle;

Via Pinetti, Via Daneo, VIa Poligono Via Fontanarossa e tutte le stradine laterali... assolutamente indifferenti alla realizzazione dell'Impianto rimarranno tagliati fuori decine di enormi palazzi popolosi serviti, in seguito all'avvio Ascensionale, molto probabilmente da un piccolo bus circolare che ogni 25minuti porterà 20 utenti max, su e giù per Quezzi...

Per realizzarlo si utilizzerà la galleria già rifugio nei bombardamenti della 2° Guerra, seguirà una linea retta che prevede il transito su un terreno della Parrocchia di L.Merlo. Questo terreno era adibito a "fasce" coltivate ad ortaggi da qualche pensionato dei dintorni, che pagava un centinaio di euro al mese direttamente alla Chiesa.

L'Amministrazione avrà rimborsato la Parrocchia della perdita di questo reddito mensile oltre che del valore dei terreni stessi?

Quanti stanno aspettando di vendersi lo 'scito' nei palazzi serviti, per metterci su una "percentuale di valore aggiunto" giusto per il servizio 'sotto casa'?

Non so come mai ma ogni progetto, ogni iniziativa, ogni investimento soprattutto, che si conclude quassù in collina mi pare abbia a che fare bene o male, abbia un ritorno, con gli affari Immobiliari ed Edilizi privati, con la speculazione che produce sempre un plus per qualcuno.

Ed è sempre più raro intravedere delle reali convenienze od opportunità per la Comunità, quasi non venisse considerata tale la collettività che abita e vive in collina, ai margini dell'urbe dove forse anche i 3/4000 euro al mt quadro ne consentono ormai una certa tutela ed attenzione.

Qui da noi, quassù dove il controllo è affidato alle vedette "amiche" e agli informatori interessati, in fondo tutto è ancora permesso, basta trovar le leve giuste e le amicizie comprensive così le esigenze, le più private ed egoiste, trovano sicura sponda.

Almeno così a volte, ma sempre più spesso, appare.


lunedì 10 maggio 2010

non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire


Dopo aver ringraziato chi si è sbattuto a suo tempo per ottenere una Piazzetta ci poniamo delle domande sulla situazione attuale:

Essendo "crollata" l'ipotesi di salvaguardare parte del bar per farne un Circolo Pubblico ci pare necessario individuare un luogo limitrofo alla Piazza per realizzare uno Sportello Sociale e una Casa delle Associazioni e del Cittadino; richiesta questa supportata, oltre che dal buon senso, da un centinaio di firme già consegnate all'autorità.
Inoltre riteniamo che rispetto alle cifre in ballo nei Progetti ora in corso d'opera le nostre richieste siano sicuramente modeste.
In collina si sta creando il deserto sociale, bisogna scender a valle anche per imbucare la Posta...
Un'interpellanza di RC in Consiglio Comunale su queste tematiche è in attesa di risposte.

Ci chiediamo anche come è possibile che in mezzo km quadrato ci siano così tanti cantieri aperti, e tutti con un profondo impatto ambientale e non solo.
Sopra a Piazza Pedegoli, da Via Poligono si sta costruendo un'azzardata strada privata che taglia in due il bosco e il monte, poco dopo uno sbancamento per dei box giusto sopra ai palazzi, per arrivare all'esagerato sbancamento ai piedi del monte che pare incontri serie difficoltà a proseguire nei lavori. Altro cantiere per cementificare la sponda sana del Rio Finocchiara, infine la Messa in sicurezza e l'ampliamento della curva.
Inoltre a Valle e a Monte rispetto a Pedegoli altri lavori sono in atto e in progetto.

Chiediamo che venga posta maggiore attenzione e controllo insieme ad una visione più lungimirante della pianificazione d'intervento, che si incentivino soluzioni meno impattanti per risolvere i problemi di chi in collina ci vuole vivere, soluzioni che siano condivise ed elaborate nel Territorio, che siano rispettose delle particolarità del luogo, interventi che abbiano rilievo sociale e utilità collettiva.
Anche su queste tematiche un'Interpellanza in Consiglio Comunale sollecita risposte.

Forse una Commissione Consigliare su Quezzi "aperta" e partecipata dalla Cittadinanza aprirebbe prospettive nuove, ma riteniamo necessario che la discussione prosegua soprattutto in quartiere, tra le persone;
più che un'appello alle Istituzioni ad ascoltare, questo vuol esser un appello ai Cittadini a parlare, esprimere dissenso, proporre soluzioni, esercitare il diritto di critica e partecipazione.
A scendere dall'albero.

sabato 8 maggio 2010

la chiesa e le opere (1)



La primavera si fa aspettare, e mentre osservo i grigi confondere cielo e mare laggiù all'orizzonte passeggio sul piccolo piazzale della Chiesa di Santa Maria a Quezzi, dove termina la tortuosa strada che s'inerpica sin quassù, al capolinea del bus 82.

Nelle colline Genovesi dove arriva il bus in genere si trova uno spaccio generico, una trattoria, un circolo, e magari un'edicola e il tabacchino, e il tutto è rigorosamente addensato intorno ad una Chiesa ed alla sua vita Parrocchiale con annessi e connessi.

Così è anche a Quezzi.

Nel marasma edilizio del momento si nota il progetto appunto che la Parrocchia ha in mente di realizzare; concepito dal Prete reggente, si fonda su una intuizione manageriale considerevole:

ottimizzare gli spazi di proprietà della Parrocchia in modo da creare

  • un ritorno economico diretto ed immediato,
  • una fonte di reddito costante a lungo termine
  • ed infine ottenerne la parziale ristrutturazione grazie ad un'investimento Pubblico senza costi e obblighi di sorta.

Come ottenere tutto ciò senza colpo ferire? semplicemente realizzando uno sbancamento al di sotto dell'attuale campetto da calcio, dal quale si ricaveranno cinque comodi Box-auto ed edificando ad un'altezza superiore all'attuale si eleverà così anche il campetto.

Non so se e quanto si sia ricavato dalla cessione del terreno da sbancare, comunque...

La società che costruirà e venderà i Box ne dovrà per contratto cedere gratis uno alla Parrocchia stessa... il Prete dice dalla sua che in fondo un posto auto privato ci vuole proprio avendo scooter e auto... e poi lui è claudicante, non può certo sbattersi la sera per trovare parcheggio...

Verrebbe da dire, ad esser sue pecorelle, che un buon pastore condivide col suo gregge le noie e i disagi del territorio, per comprenderne ed empatizzarne l'esistenza... invece di cercare posizioni privilegiate;

oppure consigliar da Cittadini che far una giusta richiesta per un posto-invalidi garantito come vuole la legge vicino alla sua abitazione (la chiesa) prevede sì una fastidiosa battaglia di diritto, ma potrebbe esser d'esempio in una zona dove disabili e disagio sembrano dover stare chiusi nelle proprie case, anche nei giorni dedicati al Signore;

La società edile dovrà altresì "sistemare" il campo da calcio per bene con spogliatoi e tutto ciò che serve, campo che si troverà così al di sopra dei box, e che diverrebbe una nuova occasione d'incontro e di attività per i ragazzi del luogo. ....Gestita ovviamente dal Prete, o da chi ne fa le veci; i prezzi, assicurano, saranno modici e la disponibilità quasi totale.

Ma, tutto nuovo e il Teatrino Parrocchiale che cade a pezzi? Non sia mai,

Infatti, come racconta il Don, grazie all'interessamento di qualche Politico influente della zona come l'ex deputato Mazzarello e la sensibilità al businnes del MunicipioIII si recuperano i fondi per ristrutturare e rimetterlo in funzione;

la proprietà e la gestione rimangono ovviamente della Parrocchia, dalla sua qui il Don dice che in fondo è un lavoro per il quartiere ...chissà se un passo come "quanto è fico il cardinale" del nobel Fò, sarà mai recitato in tale Teatro.... mi vien da pensare.

Da un certo punto di vista la Parrocchia può essere un catalizzatore delle esigenze di una comunità, è anche vero che spesso supplisce alle mancanze in un territorio socialmente deserto,,,

ma pensare che investire per la Chiesa denaro pubblico sia spenderlo per la collettività non mi sembra un'equazione comprovata, ne qui da noi ne altrove. Anzi.

Piuttosto un malinteso radicato e capillare nella nostra Città.

La Curia ha l'8x1000 da utilizzare, oltre molte altre risorse

Ma questa è una lunga storia.



ps-- i park sono una 40ntina e alla parrokkia ne spettano pare cinque o sei, sono voci giacchè nn si sa più a chi chiedere...

lunedì 19 aprile 2010

piazza o piazzetta? this is the problem...

Sabato 24 cm h.16 , Piazza Pedegoli (o Piazzetta?)
verrà ufficialmente insignita di Targa Marmorea Propria con su recante solenne dicitura.
Un doveroso tributo alla Toponomastica Cittadina.

Sul bus 82 già da tempo il sistema audio identifica con la sua gentile voce metallica come "Pedegoli" la fermata;
Salii dalla valle più di vent'anni or sono per stabilirmi a, mi dissero, Pedegoli.
Racconti medioevali parlan della località Pedegoli.

Ma la Politica, si sà, rincorre la gente, i suoi usi e i suoi costumi, e li " regolamenta". Giustamente.
Ora ufficialmente si potrà definire quel luogo col suo nome. Alfine!

(...Non sò perchè ma tutto ciò, la Cerimonia... mi ricorda certi racconti dei nonni sulle usanze delle antiche monarchie che vivevan di riti, di simboli, di allegorie...
o ancora meglio quei film in b/n degli anni 50, con Totò o con Sordi, dove banda e fasce tricolori rendevan surreali certe solenni inaugurazioni)

Comunque.
Mi pare doveroso per ciò che mi riguarda contribuire con gli elementi di mia sicura conoscenza alla costruzione della verità se non storica almeno cronologica dei fatti che portarono alla.

nascita di una Piazza a lungo solo immaginata.

Pochi anni fa non esisteva Piazza Pedegoli, c'era uno slargo asfaltato occupato da auto in sosta e da carcasse abbandonate;
non esisteva neanche una fermata d'autobus e la gente aspettava il bus in mezzo alla strada.

Un gruppo di cittadini si riunì in una Associazione (il Circolo Culturale Collettivo Popolare) per stimolare il dibattito e le iniziative atte a ottenere fermata bus e spazio pedonale;
alcune persone armate di buona volontà e buon senso, slegate dai partiti e convinte della necessità di ristabilire il proprio peso in un Patto di Cittadinanza a volte disatteso dalle Istituzioni;
ricordo Luigi, che si diede un gran daffare.

Inizialmente nei piani Comunali eran previsti 5 posti auto pubblici e sembrava, a sentire "i soliti 4" urlare nell'Assemblea, che di quei parcheggi non si potesse fare a meno e che della Piazza non importasse a nessuno.

Evidentemente non era così, visto che tutti, anziani e ragazzi, ora godiamo di questo spazio, dimostrando che il Dissenso e le Istanze rivendicate dai Cittadini hanno spesso ragione d'essere.

La sensibilità di rappresentanti dell'Istituzione (Burlando) direttamente coinvolti nel dibattito dall'Associazione stessa ha fatto si che in un ufficio della Regione un nostro associato facesse notare al Funzionario preposto la necessità di un luogo dove le persone potessero fermarsi ed incontrarsi: una Piazza;
e che Pedegoli era per vocazione storica una Piazza. L'unica a Quezzi.

In seguito a questo Incontro, cercato nonostante la nostra proposta venisse spacciata come minoritaria rispetto al volere dei più, il "Progetto Piazza" venne inglobato nel programma dell'attuale Amministrazione, questo di fatto ne permise la realizzazione;
magari la chiameranno Piazzetta consapevoli della pochezza dell'impegno investito nel realizzarla (manca di illuminazione e di protezione, la fontanella è per gatti e l'aiuola son 2 vasi...).

Il manifesto del MunicipioIII richiama i "ragazzi dei tornei di calcetto del '50" ad esser presenti alla Posa della Targa col nome della Piazza,

Forse chi partecipò al calcetto nel 1950 in questo slargo, oggi ci avrebbe posteggiato l'auto se altri non l'avessero voluta PIAZZA, a permettere i giochi dei ragazzi nel 2010...


domenica 18 aprile 2010

il Comandante Rino.

(trent'anni fa, più a valle...)

il Comandante Rino, che forse non fu comandante ma non importa.

Vecchio e Partigiano, un pò sclerotico con un carattere deciso e forte. Ci venne quasi a prendere, in una malfamata Piazza, proprio a noi: un gruppaccio di adolescenti arrabbiati e controcorrente, incompresi dai più, anzi presi in genere per teppisti che ascoltan musica assordante.

Grande e grosso com'era non ci parve il caso di rifiutar l'invito.

Così l'ANPI entro a far parte di quel giro virtuoso che comprendeva alcuni luoghi in quartiere, quali un paio di cineforum e le poche buie osterie scampate alla modernità.

L'angusto Circolo dei Partigiani ci ospitava tollerante e ci forniva delle economiche Moretti coi rispettivi gotti, qualche uovo sodo col sale e la possibilità di passar lì del tempo, di osservare vecchie fotografie, di ascoltare ricordi e racconti.

I racconti del Comandante Rino avevan un non so che di avventuroso, sempre.

Avventurosi e maschilisti. I due tratti che li distinguevano e che li facevano divertenti. Anche esagerati, a volte.

Certamente Rino ci ha aiutato a crescere Antifascisti, anche se non ha mai voluto svelarci in quale pozzo, quale buco, grotta o anfratto della Val Bisagno ancora le armi stavano nascoste, nel caso che "loro" tornassero.

Credo che ogni Combattente avesse un posto dove recuperar le armi nascoste, che ogni sincero Partigiano abbia conservato quelle armi, pronto a difendere nuovamente dignità e libertà.

Se non altro nel proprio cuore.

Ed è un pò questo il fucile che il "nostro" Comandante Rino ci ha passato.

Un pò insieme al dovere di tenerlo pronto e oliato.

Presenti, Comandante!!