venerdì 12 marzo 2010

una Piazza Immaginata

lettera aperta (quando la Piazza era solo un'utopica pretesa, 2002/03)


Quasi vent'anni che abito questo quartiere in un angolo storico della ValBisagno: Pedegoli, e col tempo ho imparato ad apprezzare alcuni tratti tipici, certi scorci, vedute non solo paesaggistiche, di questo difficile ma interessante luogo.

Qui ho anche incontrato e conosciuto le persone che come me vivono intorno a una immaginaria Piazza Pedegoli.
Molte di queste persone le ho incontrate e conosciute da "Canessa", dalla "Gabbri" e nel territorio creato dall'esistenza di questo bar atipico.

Ho stretto anche delle buone amicizie in questi anni e Pedegoli è stato l'incrocio che mi ha permesso di farlo, non solo incrocio di strade ma di opinioni, di personalità, di racconti ed incontri.

E il bar "Canessa" un pò il fulcro di questa Agorà umana che resisteva ostinata al degrado ed alla solitudine delle periferie, è stato una specie di diffusore di socialità, di aggregazione,,, diverse generazioni han potuto godere di Pedegoli e della sua Piazzetta.

"Canessa" verrà presto abbattuto.

E allora Viva Canessa.

Ma non può esser finita qui.





mercoledì 10 marzo 2010

Quezzi Medioevale


Da uno studio della Facoltà di Architettura del 1972:
il Ponte Medievale ed il nucleo abitativo storico, datato intorno al 1200, all'imbocco della antica Via pedonale del Mulinetto, collegata alla tradizionale rete di creuze tramite la scalinata Motta Chiusura;
Alcuni documenti Ecclesiali confermano l'insediamento abitativo nel crocevia di Pedegoli già nel 1150, così come a Cima d'Egoli, configurando così un'antica identità storica del Territorio.

(fonte: "la Valbisagno" Stringa Ed."75)



giovedì 4 marzo 2010

particolare...
l'angolo...
il triturasauro col cucciolo...

il
Triturasauro morde la casa..


h.2.30 del mattino di venerdì; l'Architetto, in notturna, è abbastanza soddisfatto: il lavoro di demolizione procede bene ed alla fin fine non stanno facendo neanche troppo rumore;
in effetti dalle finestre vicine non esce nessuna voce di protesta, un piccolo gruppo di curiosi nottambuli fotografa la scena e il tritura muri è all'opera con solerzia e determinazione...
Vedremo domattina che rimane dell'angolo dell'edificio,
la considerazione che demolirne solo una parte bastava e avanzava verrà naturale ai più...



all'improvviso, all'una di notte...


...all'improvviso ed all'una di venerdì mattina pare che ci sarà l'assalto delle ruspe e della divoratrice di calcinacci al glorioso Edificio del Bar Canessa,,, hanno costruito una passerella e recintato la zona perciò era chiara l'imminenza dell'abbattimento ma si pensava avvertissero, come è stato fatto per la palazzina più a Valle...

Invece picche!
alle 23,00 Quezzi.it ( quezzi-it.blogspot.com/ ) dice che è questione di ore...
ma mi chiedo se le famiglie che abitano proprio lì di fianco saranno piacevolmente sorprese di una sveglia così mattutina ed energica, se gli studenti e i lavoratori dei paraggi dopo una notte di "scasso" andranno riposati alla loro giornata...


Ma cosa gli costava Avvertire? bastava un Avviso posto in strada,,,, ogniuno avrebbe così potuto sceglier se passare la notte altrove o mettersi i tappi nelle orekkie, o godersi lo spettacolo al davanzale... ma, cribbio!, almeno avvertire, è buona creanza! è dar considerazione a noi che cristamente affrontiam maree di disagi sacrificati ai 'piani' e ai progetti Comunali...


come al solito, non e dato di saper per tempo le cose, questa è in vero la prassi, la pratica ormai diffusa di comunicazione: dirlo magari ai poki "intimi" amici, ben lungi da porre alcuna critica ad alcunchè...
ma il sospetto è che le cose le fanno così, un pò di sorpresa, per il timore che qualcuno possa in un impeto di buon senso e amor di territorio impedire l'abbattimento e rivendicare quello che Burlando stesso ha ammesso esser un'istanza legittima e condivisibile:
la restituzione al Territorio di ciò che con questo Intervento viene cancellato,
l'aggregazione, il ritrovo, l'ospitalità, il riparo, la Socialità che garantiva ancora l'esistenza del "Bar della Gabbri"...
Marginali e secondarie sembra siano queste questioni per chi ci Amministra, prioritari invece gli interessi di mercato e le esigenze Immobiliari, tanto da divenire il discrimine per la Progettazione e gli Interventi...
Con buona pace di Dichiarazioni ed Intenti più o meno "elettorali".


lunedì 22 febbraio 2010

Quezzi: Il Grande Cantiere.







lungo RioFinocchiara

nascosto dal palazzo...altri Box
il taglio del Monte



nel bosco...una Strada!






Quezzi, Il Grande Cantiere

mi guardo un poco attorno e provo a fare i conti...
Lo sbancamento di una consistente Fetta di Collina proprio di lato a Piazzetta Pedegoli:
ora un massiccio ed enorme muro di CementoArmato argina il Monte che, privato del piede, preme con la sua mole, resa più minacciosa dal'ombra dei palazzi che l'appesantiscono...
dall'ultimo piano dell'edificio più in alto si godrà ora una bella vertigine da strapiombo, visione che presto sarà gratificata dai prossimi box-auto su due piani che andranno a rimpiazzare il terreno sbancato, con probabile permanente allagamento dal piano basso giacché...
Pedegoli è la conca, il catino delle piovose valli intorno ad essa.

Poco più sopra, proseguendo per Via del Poligono un'altro sbancamento nascosto un pò dai palazzi:
altri box-auto, disposti paralleli alla via, con conseguente sbarramento di cemento di traverso al Monte ed ai suoi mille rivoli d'acqua piovana, poco sopra ai popolosi e accatastati Condomini,

Un'ulteriore sorpresa s'incontra seguendo la Via, laddove si ci aspetta di trovare il bosco:
una strada carrabile privata, che con pendenze davvero ardite s'inerpica zigzagando su per un costone laterale del monte e seguendo i tralicci enel disbosca e cementifica un lungo tratto per accedere ad un'immobile rurale, prima raggiungibile solo con un difficile sentiero...
e di conseguenza acquistato da un imprenditore, con una modesta cifra giacché pareva impossibile che dessero il permesso per una strada asfaltata in quel contesto,,, pareva.

Se si prova a riscendere in Piazzetta basta poi seguire Via Finocchiara per vedere come il cemento stia avanzando verso l'interno della valle,
soprattutto come ormai l'argine del selvatico Rio Finocchiara sia incanalato in una strettoia liscia e cementata,,,
un'altra quindicina di metri dedicati all'ennesimo parcheggio:
limitrofo al fiume e ricavato allargando un terrazzamento, sottraendo cosi spazio alla corsa del Rio e stringendone l'argine, in prossimità di un gomito,,,
sicuramente la già forte corrente arriverà ancor più decisa ad incontrare le acque altrettanto impetuose del Rio Molinetto, poco più sotto, a Pedegoli,

Pedegoli, Il Catino della Valle, anzi delle due valli. Dove l'umidità è tale che il muschio cresce rigoglioso ovunque non ci sia continuo passaggio, dove sera o mattina pare sempre che sia piovuto tanto tutto è bagnato, a volte sembra che l'umido salga dalla terra,
e magari è proprio così.

E qui troviamo il Cantiere per l'abbattimento dell'Edificio posto sul greto dei Fiumi, dove questi convergono a dar vita al Rio Feregiano;
dopo aver abbattuto la palazzina si dovrà provvedere ad allargare la strada principale che in realtà in quel punto si sviluppa su di un Ponte,
non si è ancora ben capito se a sorreggerla saranno dei pilastri in cemento armato e dove questi poggeranno,,,
né è dato sapere come la prenderà la colonia di anatre selvatiche che staziona nel laghetto sottostante il cantiere.

Ora, basta alzare un poco lo sguardo perchè si noti un'ulteriore azzardato scavo per ottenere altri box-auto (sigh...):
in una posizione davvero acrobatica le ruspe stanno sbancando e i operai costruendo, nel primo tratto di via Fontanarossa, in uno scampolo di terreno lasciato libero (!) tra i fitti palazzi,,,

Mi pare di aver contato ad ora ben sei cantieri di cementificazione, sen non altro di dubbia utilità quando non invasiva ed invadente; compreso l'allargamento dell famigerata Curva Stretta di Pedegoli:
bastava forse tagliare un pezzo dell'edificio per allargare la strada e mettere un marciapiede, tanto più che la linea AMT 82 verrà effettuata con Bus più piccoli e più rari, alla faccia del trasporto pubblico garantito!
Per il resto sembra proprio che non si "metta in sicurezza" granché con questa parte della famosa Operazione omonima,,, se non il recupero di metri cubi subito edificabili altrove (così come fu per la Scuola Monleone, ma ormai è storia vecchia...)

Tutto sta avvenendo contemporaneamente in davvero pochi metri quadrati di Territorio, forse neanche un kilometro... e in un Territorio il cui terreno è davvero esaurito, devastato per anni da speculazioni semicriminali che ci hanno accatastato su queste colline,

un Territorio di cui si son dimenticate le peculiarità o peggio in cui con arroganza e superficialità le si ignorino, mettendo a rischio equilibri già precari,,,
gli equilibri geologici e ambientali così come il diritto delle persone di avere migliori condizioni di vita, che permettano di godere una scelta abitativa che può essere differente dalla solitudine ed emarginazione di colline divenute periferie/dormitorio.

Fosse tutto. In realtà Quezzi il GrandeCantiere non finisce qui,,,
si può risalire e ridiscendere questa Valle in Asfissia per incontrar molte altre Novità;
farò due passi nei prossimi giorni...







domenica 31 gennaio 2010

"PISTA ROSSA"

Si conclude domenica 7/2 una vicenda iniziata qualche anno fa, nel momento in cui un gruppetto di bambini ha portato un Pericu piacevolmente sorpreso, tirandolo per la giacchetta, a vedere in quali tristi condizioni si presentava il tetto calpestabile della loro Scuola Elementare: la "PistaRossa", come tutti la identificano.
Inacessibile e abbandonata pur con ampi spazi a disposizione e pista pattinabile, veniva preclusa anche agli stessi studenti, privandoli di una bella vista e dei freschi profumi della Valle.
Una volta presa coscienza da parte delle Istituzioni ci son voluti cmq alcuni anni e soprattutto la costanza e la combattività delle persone che formano il Comitato ed i Gruppi di Cittadini, i quali non hanno mai calato l'attenzione e la pressione necessarie perche le cose si realizzino.

Nonostante le ripetute affermazioni che vogliono la struttura scolastica comer sottoutilizzata e destinata ad una prossima chiusura (scongiurata da chi comprende quale privilegio sia poter godere di spazio, natura e tranquillità in età scolastica), Domenica avrà luogo l'Inaugurazione:
lo spazio ora è arredato e funzionale, l'accesso può avvenire tramite la strada, da un cancello, quello che era l'ingresso del Vecchio Glicine.

Il caro, malpreso, buon Vecchio Glicine
Antica Villa Signorile di quando quassù in collina, fuori Genova, si veniva magari anche in villeggiatura, ci si trovava la domenica in un Teatrino e si aquistava il latte fresco... ancora caldo della mungitura.
E i Signori proprietari dell'Immobile si trovarono così bene la lasciare in dono al Comune l'intera Villa per farne, appunto, un Asilo per l'infanzia della Valle, cosicche non si dovesse scender fino giù in città...
Cosa che puntualmente è stata, per anni.
Sino a che le esigenze della modernità hanno creato la nuova struttura su cui si trova la PistaRossa.

Ma il vecchio Glicine?
in disarmo, abbandonato all'incuria diventa ritrovo di erbacce e di bivacchi, gli infissi marciscono e tutto va un pò in rovina, però l'Amministrazione provvede negli anni a restaurare il tetto, facendo anche un buon lavoro. Pare, verbalmente confermato dall'allora Ass. Montaldo, che ne avesse fatto richiesta la Consulta per l'Handicap in modo da realizzare un Centro Polivalente, con l'ausilio di fondi EU che si stavano già aspettando.
In seguito qualcuno pensò come soluzione più conveniente l'ipotesi di alienarlo a privati, ma trattandosi di un Lascito questo non era possibile nell'immediato.
La posizione invidiabile ne farebbero un ghiotto boccone immobiliare per chiunque avesse le risorse adeguate ad'aquisirlo.
Però mi suona stonata.

L'obiezione fondamentale è che essendo l'edificio parte del Patrimonio Pubblico la priorità dev'essere ripensarne l'utilizzo in ambito Pubblico.
Chi amministra la CosaPubblica ha sicuramente l'esigenza di trovare forme economiche di gestione che permettano di ridurre spese e sforzi, ma certo non quella di realizzare utili o profitti dalla vendita di Locazioni potenzialmente utili o necessarie alla vita civile, alla collettività nel suo insieme.

Il VecchioGlicine ha certamente bisogno di lavori atti a 'metterlo a norma' e renderlo accessibile, ma la struttura appare sana ed il tetto è rifatto.
Le persone, le famiglie che abitano la collina, da tempo chiedono spazi per "ricrearsi" un pò,
fino ad'appellarsi ad una sorda parrocchia, che pur si nota per attività, nel completo deserto sociale.
Chiedere alla Scuola di restare aperta dalle 8 alle 20 (anche se sarebbe più che giusto) è un'utopia, ma il VecchioGlicine è così limitrofo alla Scuola e legato alla PistaRossa che sarebbe ben felice di servire a tutti quei ragazzi per ritrovarsi, magari con una piccola biblioteca informatizzata al suo interno, oppure intorno ad un progetto educativo concordato con la stessa Scuola...

Comunque le idee su cosa farne e come realizzarle possono essere molte; una discussione pubblica e una condivisione delle proposte tra gli Abitanti della Valle può essere uno spunto per costruire un Progetto su misura, proprio perchè elaborato da chi lo utilizzerà, adatto al Territorio e alle sue esigenze e peculiarità.
Fare sì che questo avvenga è il dovere di un'attenta classe Politica, dal nostro punto di vista, oltre che accantonare l'ipotesi di vendita dell'immobile.
Contrariamente a quanto già deciso e forse attuato dai nostri attuali Amministratori:
la vendita a privati dello Stabile denominato " Asilo Glicine".
In barba ai bisogni di spazio... per questi si continuerà a sperar nella carità parrocchiale, finchè dura, alienando però qualcosa anche noi.. :
il diritto di Cittadini.


martedì 26 gennaio 2010

quezzi, un confine da rivendicare

Trogoli sugli argini del Rio
il RioFinocchiara il RioMulinetto arcaici Trogoli ponte del1200















Un salto, una cascata anche impetuosa e il Rio lambisce l'antico Ponte di pietra e mattoni, poco più avanti una fogna sgorga puzzolente e libera; il Rio passando sotto alla massiccia volta della strada allarga il suo corso in una piccola piana dove le acque vivaci del Mulinetto incontrano quelle altrettanto fredde e perenni del Finocchiara...


Nasce così il Rio Fereggiano. Stretto tra un'enorme condomino ed un muraglione, un gruppo di piccole case e poi il degrado è totale,,, chiunque butta di tutto, e ciò verrà favorito dalle prossime coperture.


Lì sorgono a livello del fiume gli edifici che verranno abbattuti, uno più recente è stata sin'ora la sede del bar "della gabbri", l'altro, abitato sino a pochi anni fa, pare sia una struttura del 1700; al posto di questi verrà realizzata una curva più ampia dell'attuale, previsti anche marciapiede e maggiore spazio in genere, ed una conseguente migliore viabilità, almeno auspicata.


Sommando questo enorme intervento dal dubbio risultato estetico a quello che sta avvenendo nei dintorni (: strada privata che sventra la collina del Poligono; rimozione di un'intera collina a fianco della piazzetta pedegoli x fare dei box-auto; altri box in fontanarossa e poligono; ancora cemento sugli argini del Rio Finocchiara; eccetera...) sommando il tutto lo scempio è totale, sembra quasi che qualcosa voglia distruggere questo posto...


Intravedo però alle spalle della prossima "cementata" una specie di limite...


Il Ponte Medioevale del Mulinetto e quello altrettanto storico del Finocchiara, la stessa Creusa del Mulino, via Egoli, con tutto il Borgo che s'inoltra per via Finocchiara, si estende sino a Cima d'Egoli e ridiscende al Mulinetto per poi collegarsi con la scalinata di MottaChiusura a S.Maria, a Leamara, al Ratti ... tutto questo può creare un confine, un limite definitivo e rivendicato all'avanzata della speculazione,,, permessa anche da un'ottusa concezione di spazio vitale che lo identifica perlopiù con il posto-auto.


Alle spalle di quest'ultima (spero) grandeopera, esiste-resiste una varietà di piccoli paesaggi e di piccole preziosità, umane e naturali; capiterà tra un paio di mesi di veder saettare, lungo il Rio, l'azzurro del MartìnPescatore, lo si potrà osservare appostarsi sui rami e proiettarsi in un tuffo negli stagni, così come le Ballerine dalle piume gialle saltellare sulla pietra grigia, o le Ghiandaie gracchiare litigiose;


così come si incontrano arcaici lavatoi di pietra e muschio che raccolgono l'acqua sempre abbondante lungo le creuze di ciottoli e mattoni rossi, pur scassate e abbandonate; si notano ancora negli argini del fiume le rocce scavate per metri, a creare un canale per l'acqua che va a cadere su piatte ardesie inclinate, ai bordi del Rio; si superano gradini e scalinate, volte centenarie e ponti, si affiancano muri e muretti davvero "a secco";


sino ad arrivare alle antiche fasce, in fondo ai laghi,,, costruite con pietre così grandi che a guardarle tra le ciglia sembrano Monoliti di un passato scomparso, avvinghiati dai rovi e dalle erbe serveghe in una eterna umidità,,, lì muschi e felci lasciano lo spazio a qualche giglio, selvatico e arancione, dove a volte picchia un pò il sole, dove i 'passi' e i sentieri sono altrettanto raramente calpestati... Questo poi è il mondo dei laghetti, così dimenticato che probabilmente le magiche antiche "presenze", le "Fate dell'Acqua" così care ai nostri antenati, ancora si possono forse incontrare...


L'Acqua. L'acqua è una costante del paesaggio e della storia di questi dintorni; sembra che poco possa prescindere dalla compagna presenza dell'acqua, della pioggia, dei Rii e delle sorgenti e dei mille rivoli che con la pioggia si moltiplicano, dell'umidità che è nell'aria, nelle cose, fino nelle pietre...


Da sempre qui si fanno i conti con l'acqua, a volte son conti in attivo come per le bugaixe ed i mulini, i frantoi, gli abbeveratoi...


a volte invece le si paga il dazio


Dovrebbero pensarci prima di abbattere, modificare, costruire, anche quel che già è progettato.




lunedì 28 settembre 2009

come un sasso in uno stagno...


RACCOLTA DI FIRME PER CONSERVARE UNA PARTE DEL “BAR CANESSA”

In cosa consiste la nostra proposta:

risparmiando l'abbattimento alla parte di edificio che ospita attualmente il "bar Canessa" si ricaverebbero tre ampi locali su tre piani, di proprietà Pubblica, senza interferire con il nuovo assetto stradale.

Volendoli in qualche modo restituire alla collettività si può ipotizzare una loro conversione ad uso sociale e pubblico.

Vediamo come necessaria una incisiva svolta a favore della socialità, della solidarietà e dell'aggregazione, componenti fondamentali di una buona qualità di vita nei quartieri e troviamo in questa proposta l'occasione per praticare questa nuova direzione.

Questi locali ristrutturati e organizzati con una modesta spesa, potrebbero ospitare agevolmente:

· la sede di una "Casa del Cittadino e delle Associazioni",
un luogo fisico e aperto dove le Associazioni e i gruppi di cittadini possano ritrovarsi per organizzare e gestire varie e diverse attività, quali cene sociali, dibattiti, assemblee, oppure corsi di chitarra o di dialetto, così come organizzare gare di bicicletta, rassegne di film o tornei di calcetto, ...

· un utile "Sportello Sociale" gestito su base volontaria, dove le molte persone a cui può servire un aiuto, un'indicazione, una pur modesta consulenza, possano trovare un riferimento "vicino" e concreto...

· un luogo di ritrovo simile a ciò che c'era: un “Circolo Ricreativo”, ideale luogo di contatto quotidiano e diffuso, che già da solo ha ampie potenzialità di socialità...

in questo contesto la costituzione di un Comitato Popolare di Quartiere è la pratica più funzionale per permetterci di partecipare alle decisioni che ci riguardano e di condizionarle a vantaggio di un reale benessere comune.


Per il Comitato Popolare di Quartiere,
un gruppo di cittadini

ottobre09

martedì 22 settembre 2009

alla memoria...

" hanno abbattuto la gabbri, la gabbri è viva..."

Come ben spiegato dai funzionari dell'Amministrazione l'aver ottenuto i fondi necessari alla messa in sicurezza del Rio Ferreggiano ha permesso una più articolata operazione edile e immobiliare che va a toccare diversi aspetti tra i quali, pur marginalmente, la tanto agognata risoluzione (?!) della viabilità stradale realizzando parcheggi, la copertura di tratti dello stesso Rio e l'ampliamento della strada in prossimità della curva di Pedegoli.

Questo ampliamento si realizza però a discapito dell'edificio da abbattere che ospita il "bar" della Gabri, unico reale punto di aggregazione e socialità nei dintorni....(vedi video)
Crediamo che i vantaggi a favore della comunità locale, della collettività, si evidenzino diversamente dai profitti monetizzabili e dai bilanci di società, senz'altro positivi, derivati da questa operazione.
Vediamo infatti come necessari interventi di risanamento sociale ed ambientale con progetti elaborati per lo specifico e condivisi localmente, che incidano direttamente sulle condizioni e sulla qualità della vita.

( ad esempio: il vecchio asilo "glicine", lascito vincolato ad uso pubblico potrebbe diventare un "centro polivalente" per il quartiere e non solo, anziché venir abbandonato all'incuria ed in seguito svenduto/alienato a speculatori; Così come la Scuola e la Materna B.Ball andrebbero forse esser preservate e valorizzate, trovando proprio nel contesto particolare la ragione d'essere,,, come molte altre 'piccole' cose magari poco produttive ma con un ' valore aggiunto ’)

Certo tutto questo a contrasto della "Logica dell'Imbuto" [Margini] che vorrebbe veder 'scivolare' tutto e tutti a valle, come già successo alle Poste, creando il deserto sociale in collina ed incentivando la quotidiana e obbligata discesa in città per qualsivoglia servizio.


L'unico esempio di spazio dedicato alla sosta e all'incontro delle persone rimane la poco generosa Piazzetta Pedegoli, di fronte alla quale si trovava lo storico bar Canessa.
In presenza tra gli altri del presidente Claudio Burlando abbiamo constatato che limitando l'abbattimento dell'edificio "della Gabbri" a due terzi del totale si ricaverebbero dei locali ampi e posti su tre piani, accessibili senza interferire col piano del progetto stradale.
Essendo ormai di proprietà Comunale i locali ricavati dovrebbero venir adibiti ad uso pubblico realizzando la sede di una "Casa del Cittadino e delle Associazioni" e di un Circolo/ritrovo .

A sostegno di questo progetto di Locale Pubblico e come occasione di incontro e dibattito su come farlo e cosa farne
SI RACCOGLIERANNO FIRME E PARERI CON UN 'PRESIDIO ORGANIZZATO' TRA IL BAR CANESSA E LA PIAZZA PEDEGOLI, NELLA GIORNATA DI SABATO,
con l'obbiettivo di promuovere una successiva Assemblea Pubblica nell'ambito di iniziative culturali in piazza.
Per proseguire e rivendicare il diritto di partecipare attivamente alla gestione del territorio, per non subirla ma determinarla, crediamo sia necessario creare le condizioni per essere interlocutori diretti dell'Amministrazione.

Un gruppo di abitanti
per la costituzione del "Comitato popolare di quartiere"

giovedì 25 giugno 2009

trent'anni fa, non troppo lontano...

Magari apparentemente questo ricordo c'entra poco con il quartiere, il territorio dove vivo, infatti allora vivevo altrove, pur vicino.
Ma c'entra se penso alle cose considerate un bene comune, di cui spesso scrivo, magari proprio come i nostri laghetti ed i nostri boschi, le crouse e i bricchi che ci circondano, i trogoli ed i muretti...
Eravamo alla fine degli anni "70,,, nel secolo scorso, ed io finivo non troppo brillantemente la Terza Media.
Forse che in quegl’anni l’opzione di un “Corso Professionale” dopo le Medie dava buone prospettive occupazionali, o forse è che come generazione eravamo in un numero considerevole d’individui, fatto sta che nel lontano 1978 per frequentare la classe Prima dell’Istituto d’Agraria di Sant’Ilario occorreva seguire dei turni per l’utilizzo delle Aule, per alcune classi le lezioni iniziavan alle 13 e terminavano alle 20...

Mi iscrissi comunque.

All’interno dell’Istituto tradizione consolidata era la presenza di un’attiva componente critica formata dagli studenti, si riunivano sotto il nome di “Comitato di Base” e raccoglievano il consenso e la partecipazione delle masse studentesche coinvolte nella vita scolastica. Tutti venivamo dalle scuole Medie piuttosto grigie degli anni ”70 e la nostra disponibilità alla novità era pressoché totale.
Ricordo che veniva prodotta una fanzine, un giornaletto: “il bernardino” nel quale si incontrava debitamente ciclostilata con le inevitabili macchie d’inchiostro molta ingenua ironia e alcune intuizioni interessanti, un po’ su tutto ciò ch’era Politica, e tutto ovviamente era Politica. Il ‘logo’ era l’operaio ‘rovesciato’ e le riunioni spesso eran all’Ostaia del paesino, sotto gli alberi del terrazzo in compagnia del vino “frizzantino”(ormai estinto) e della focaccia presa da Gelitto
Le Assemblee erano frequenti nella nostra Scuola, nostra proprio, in pochi mesi avevo capito che per sentirsi parte dell’Istituzione Scolastica bisognava possederne le chiavi, o almeno il lucchetto del cancello, in modo da poterne fisicamente entrare ed uscire, due azioni per le quali era essenziale l’autodeterminazione dello Studente.
Questi erano gli ottimi presupposti per farsi dare dei “delinquenti asini scriteriati" o anche peggio come da parte di alcuni giornalisti particolarmente ottusi, ma anche per concepire un’indagine politica e delle azioni sociali e dirette che portarono a dei risultati così buoni per la Collettività da poterne goder ancora oggi, a trent’anni di distanza.

L’istanza universalmente condivisa a pochi mesi dall’inizio dell’Anno Scolastico era senza dubbio quella di poter fare degli orari di lezione almeno umani, cioè concentrati perlopiù nella mattina, senza i doppi e tripli turni, e su questo il Personale tutto credo convergesse, ma si rendeva necessario un Edificio da adibire a Succursale e non se ne trovava disponibilità alcuna, almeno ufficialmente s’era a un punto morto.

Alcuni avveduti compagni però individuarono una palazzina d’Epoca attigua al ingresso dei Parchi di Nervi: Inutilizzata da anni, proprietario il Comune, era ridotta ad un magazzino su tre piani, inserita all’interno dei Parchi quale migliore soluzione?

Il Comune di Genova era allora diretto da una giunta di sinistra o di centrosinistra, la si definiva “rossa” ricordo, e la disponibilità a fornire una locazione ad un Istituto Scolastico addirittura storico per la Città poteva sembrare cosa ovvia sennonché si posero innanzi una serie di difficoltà, dovute probabilmente al tentativo d’alienare l’intero immobile da parte dell’Ente ad un Imprenditore privato che l’avrebbe rivalorizzato a modo suo, salvandolo dal degrado ma sottraendolo così alla Proprietà Pubblica ed alla sua libera fruizione. E soprattutto privandoci dell’unica possibilità d’ottenere l’agognata Succursale in tempi non biblici.

Tra il dire e il fare… un’Assemblea.
Assemblea nella quale si decise di Occupare lo stabile, secondo noi ormai “del Popolo”. Si decise di viverci dentro giorno e notte organizzando, per quanto possibile, Lezioni articolate come dibattiti nei quali addirittura proseguire il piano di Studi e non perdere l’Anno siccome si prevedeva una lotta di lunga durata, si cercò e si incontrò la disponibilità di alcuni illuminati Prof nel seguire gli studi in una dimensione informale…
Il Corteo attraversò la cittadina di Nervi per arrivare davanti all' edificio della Villa dei Parchi, i compagni meglio organizzati eran già all’interno ed in un attimo l’Occupazione si mise in atto. I ragazzi più grandi avranno pur discusso con le Forze dell’Ordine, credo, e il Comune avrà avuto reticenze a richiedere lo sgombero forzato della Proprietà, forse qualche Assessore si è accorto della serietà e della portata dell’azione, ma fatto stà che da quel giorno per circa tre mesi la Scuola per me è stato un cantiere in cui con improvvisati elettricisti e operai volontari, professori fuori orario, studenti di scuole diverse, si lavorava e si partecipava ad un progetto nel quale l’interesse di ognuno era comune. Ancor prima della risoluzione del Municipio di affidare l’Immobile all’Istituto quella era divenuta la nostra Succursale, anzi era di più, era la Nostra idea di Scuola.

Ricordo i volti e le parole… la compagna che fumando la pipa mi parlava degli Nativi Americani, il giovanotto lungo e secco che con la chitarra sapeva tutto pinodaniele. Ricordo bene il sapore fresco delle labbra di Maria, così come il generoso compagno per il quale ogni lotta andava guidata dalla bandiera rossa, con la sua bocca larga e la sua serietà. Ricordo l’amicizia empatica tra simili, una sorta di sensibilità comune diffusa.

Ricordo che per qualche anno ancora, dopo l’abbandono da parte mia dell’Agraria, lo Stabile rimase in vita come Succursale, poi venne adibito in parte a Caserma dei Carabinieri, a Centro Civico ed a Biblioteca, restando sempre comunque in mano pubblica, di proprietà e a disponibilità della Città.
Questo magari perché una moltitudine di giovani vedevano nelle soluzioni comuni, condivise, sociali, la realizzazione delle proprie aspirazioni personali ed in questa dimensione si muovevano. Per noi, ciò ch’era del Popolo, del Popolo doveva rimanere.

Definiti come teppisti o nella migliore delle ipotesi, degli illusi, abbiamo comunque conservato, per chi ancora può fruirne, qualcosa che ci è stato passato dai padri. Questo potrebbe insegnarci ancora molto, credo.


G.'09

martedì 10 marzo 2009

Quezzi , l'ultima diga.





Al termine di Via Mulinetto parte ripida una crousa sulla sponda sinistra della valle, la si percorre sino a raggiunger e superare le ultime case dove il sentiero s'incontra con il Rio Mulinetto nella sua selvatica e fragile integrità. Se lo si vuol risalire è possibile farlo anche sino alle sorgenti ma si è costretti a camminar lungo il tortuoso corso d'acqua ed ad incontrare i numerosi laghetti naturali, differenti tra loro come conformazione e dimensioni, dove la tentazione di tuffarsi nelle gelide trasparenti acque è davvero irresistibile.













Questo dev'esser stato lo sprone che portò alcuni giovani di un'epoca scomparsa ad approntare una discreta diga di contenimento per creare così una vera e propria piscina naturale, le cui dimensioni dovevano andare dai quattro metri di larghezza sei metri di lunghezza e una profondità massima vicina ai tre metri; lo si deduce dai resti, dalle visibili tracce rimaste a testimonianza trattenendo ancora un po' il torrente a creare una di quelle "fresche pozze dove s'incontran sparute anguille" per citar Montale.


Il muretto ancora accennato è ripreso nella prima foto e le dimensioni dell'invaso si possono immaginare guardando la seconda foto, e nonostante si sia notevolmente ridotto è ancora estremamente piacevole e tonificante immergersi ed attraversarlo con due bracciate, nelle stagione adatta ovviamente.



Il periodo in cui la diga è stata edificata per la prima volta si perde nella memoria dei paesani più anziani, qualcuno lo colloca negli anni cinquanta, quando ancora il Rio veniva usato dalle Lavandaie, le ultime "fasce" in fondo alla valle sotto il Forte Ratti venivan ancora coltivate a patate ed i ragazzi del posto raramente scendevano in città lungo l'unica strada, dovendosi così svagare con le risorse del posto, i laghetti dovevan esser un 'Parco Giochi' naturale.


Dobbiamo però arrivare agli anni settanta inoltrati per trovare testimonianze attendibili su quella che si può definire la ristrutturazione storica della diga; alcuni ragazzi aiutati dai fratelli maggiori decisero di deviare il Rio e con cemento e pietre ripristinare il manufatto, godendone, loro e molti altri, per anni e anni ancora,,,, si racconta di mitici campeggi dei primi gruppi di figli dei fiori e di amori sbocciati all'ombra dei corbezzoli, di gite con chitarra e salamini e di solitarie meditazioni seduti sull'assolata scogliera.


IL lago ha anche un suo proprio nome, come del resto ogni singola pozza della valle, credo che questo sia il "Lago del Bò", ma potrei sbagliarmi con il "TreSò" o con il"Chin nà", certo non è il "Gallo" giacchè questo è il primo e ne ho la certezza.


Qualche "foresto" a volte capita per questi paraggi spinto magari dalla ricerca di funghi o d'asparagi e si meraviglia di questo tesoro nascosto in un angolo non troppo assolato del nostro territorio....<www.funghiitaliani.it/index.php?showtopic=38947htt"> ad esempio.


Il Rio racconta molte delle storie accadute nel tempo, con le sue pietre e le sue sponde, col suo correre sotto i ponti fino a mescolarsi con le acque altrettanto "serveghe" del Finocchiara,,, ma qui siam già in Pedegoli e questa, come si dice, è un'altra storia....