sabato 7 maggio 2011

il pd presenta il Risanamento del quartiere, sigh!



...giovedì sera, con un pò di ritardo, il Municipio3 nelle persone di Massardo e di un suo Consigliere, con l'ausilio del Tecnico della Regione Poggi e del Consigliere Comunale PD Grillo, hanno "presentato" al quartiere i progressi del Piano di Risanamento in atto e le prospettive per ulteriori iniziative pubbliche che questo offre, non parlando solo dell'immediato.
La carne al fuoco è parecchia, e ogni punto è degno di riflessione, analisi e critica, giacchè anche i soldini impiegati e previsti sono parecchi.E sono, come sempre, i nostri.

In linea di massima la dimensione sociale della governabilità del territorio e la necessità urgente di programmare interventi organici e pianificati per rispondere al degrado e alla disgregazione di una popolosa valle in asfissia, è stata completamente, o quasi, marginalizzata, ridotta, stigmatizzata a un paio di iniziative con obbiettivi minimi e poco incisivi.


Per il resto sono state trattate alcune questioni e sono state date un pò di spiegazioni. Il pubblico interessato alla serata era diciamo "il solito", cioè un gruppo di conoscenti coinvolti da rapporti di amicizia e generazionali (l'età media era di 65 anni), neanche troppo numerosi. Assolutamente NON rappresentativi delle diversità tra le persone, tra i generi, di cui è ricco quartiere.

Il presidente municipale asserisce che stanno facendo il massimo per strade e parcheggi (e lo sappiamo bene!), e che, se ho capito bene, conseguirne l'ottimizzazione sarà una priorità della Programmazione Municipale del suo ultimo (speriamo) anno... cioè in base alla priorità si decide come e dove utilizzare i fondi (e mi sovvien Mottachiusura).
Poi afferma che l'Ascensore ci sarà e i lavori partiranno a giugno in concomitanza con la fine del cantiere di L.Merlo (come già intuito: i due cantieri hanno stretti rapporti)e che questo modificherà l'assetto delle linee amt che servono la valle (qualche post fa spiego anche come verranno modificate... ecche 'azz!)

Conclude lo scarno intervento affermando che la manutenzione (!) delle creuse è un loro impegno (!?!) vista la ricaduta della funzionalità sulla strada principale...
Forse l'idea che ha in mente è una serie di strade carrabili e asfaltate che permettano di arrivare in auto ovunque nella Valle...? ed è architetto, dicono.
(l'esempio è la folle strada che parte da via Poligono e sale con pendenze da vertigine dritta sulla costa...)

Una parentesi viene dedicata a via Ferreggiano, dove il terreno delle Brignoline sta franando sul Rio; pare se ne siano accorti e aspettino l'estate per intervenire con un contenimento ai piedi della frana, creando delle coperture provvisorie sul fiume per lavorare, coperture che verrebbero poi smantellate (con sommo dispiacere dei fautori della copertura tout court).
Ovviamente non si dice nulla sul futuro (già scritto) di quell'enorme (e appetibile) area verde, sulla quale si che un bel progetto ecologico e sociale sarebbe auspicabile.

Interessanti (!) anche gli interventi degli altri Ospiti, che meritano ogniuno un post dedicato...

venerdì 6 maggio 2011

lapidi ai partigiani, non fiori ma...neanche opere di bene

Quezzi è una valle in cui molte strade sono intitolate a Partigiani caduti combattendo, alcuni proprio di qui, è una zona popolare e intensamente abitata dove la disgregazione sociale appare evidente e dove l'abbandono di ogni politica che abbia una rilevanza sociale per la comunità lascia spazio all'ignoranza e all'egoismo e chi si trova costretto a 'far da se' rispetto alle difficoltà quotidiane ne diviene facile preda.



La scarsa sensibilità della politica e dei suoi rappresentanti vede le implicazioni sociali, collettive delle proprie iniziative economiche e finanziarie come fastidiosi lacci o nell'ipotesi migliore come cascami, eventuali ricadute positive sul miglioramento della qualità di vita delle persone e delle relazioni umane. Quando ci sono bene, se no è lo stesso.


Alla faccia della città dei diritti, della città dei bambini, della città accogliente. Ma soprattutto alla faccia della partecipazione popolare e diffusa ad un reale decentramento, anzi oltre che a subire decisioni che ci modificano le giornate in peggio veniamo sempre più obbligati a scendere in città per qualunque esigenza o servizio.


A corollario di tutto questo si pone una specie di arroganza del potere, piuttosto cieca, la quale prevede che l'assoluto assenso di una infima parte di cittadini, solo anziani e amichevolmente relazionati tra loro, acritici ed in parte 'interessati' perchè direttamente coinvolti nelle imprese attuate o da attuare, venga preso per reale . Considerando questo come consenso alla politica amministrativa perseguita il potere si maschera così di un alone democratico.


Poi ci sono dei fatti, qua e la, che potrebbero far aprire gli occhi anche a chi continua a credere alla presunta "appartenenza partigiana" di apparati partitici obsoleti e rispondenti solo a logiche di businnes e lottizzazione. Solitamente il 25Aprile si posizionano le corone di fiori alle lapidi dei Partigiani, bene. Però pare che quest'anno qualcuno non abbia voluto partecipare alla costituzione dei fondi necessari per l'iniziativa...


Indovinate chi è che non ha voluto metterci i soldi...?

giovedì 28 aprile 2011

cittadini



Abdul e sua moglie Aisha crescono una magnifica ragazza con i due fratellini, l'ultimo è proprio nato a Genova, a Quezzi, è "il genovese", tutti e tre sono cresciuti qui, insieme ai nostri figli, Abdul lavora, come anche Aisha, ma i sacrifici da affrontare sono molti, ciononostante è una famiglia serena.

Luìs e la Carmen si sono sposati giovani in America e la loro seconda figlia l'hanno avuta qui a Quezzi e qui, insieme al fratello, abitano. Decine le fiesticciuole di questa famiglia a cui per partecipare basta un pò di allegria e cordialità.

Il giovane Ghassàn con un amico del Marocco ha rilevato una bottega e pratica la politica commerciale dei prezzi contenuti e della cortesia.

Katiushia vorrebbe che suo figlio studiasse all'università in Italia ma lui invece vuol andare a laurearsi in Romania, per non dimenticare le origini. Da anni lei lavora e vive in quartiere, e da sola si cresce il ragazzo.

Furio e Rino, così come Anna e Nina, sono persone che hanno scelto la collina, il borgo, per cercare una dimensione che permetta loro di viversi la relazione di coppia, le dinamiche della famiglia in un contesto sereno e trasparente, umano.

Victorio da tempo aggiusta e ripristina i muretti a secco dei dintorni grazie all'arte appresa al suo Paese, in Albania la campagna è ancora legata all'uso tradizionale della pietra. Ora pare abbia ottenuto col ricongiungimento famigliare l'arrivo di figlia e moglie, vivranno in una casa rurale che lui ha in affitto.

Romina lavora nelle case, mentre Rocco tapulla nei terreni e negli appartamenti, aspettano un/una figlia e lui un lavoro decente, sono saliti in collina spimti dal canone nell'urbe (anche se pure quassù non si scherza coi prezzi... oltre i 500e.) e qui intravedono anche un pò di qualità almeno potenziale, se non altro il verde e i laghetti per sfogare la creatura.

Osvaldo ha serie difficltà di movimento e questo si accentua con gli anni, è un ragazzo intelligente e volenteroso ma sul lavoro è in "mobilità" da un pò e ora rischia la disoccupazione. Intorno la rete parentale col tempo si assotiglia tanto quanto le opportunità offerte dai 'servizi'... e socializzare in un tessuto territoriale così disgregato non è facile.

Carmen e Sara così come diverse altre donne, escono da una brutta storia con uomini indecenti, storie che segnano e lasciano le persone nella solitudine e nella diffidenza, che comunque dovranno crescere i figli, donne a cui magari un minimo di socialità e solidarietà intorno potrebbe far bene.


Franco lo chiamano "il storto" perche rangheggia, spesso gira col Ubaldo, altro "sciachelo" con un gran cuore e ingenuamente sorridente, a cui il mondo riserva disgrazie e indifferenza, come molti suoi vicini.
C'era anche Domenico con noi a far bene da rappresentante di un'umanità ai margini, quasi invisibile... ma ci ha lasciato da poco.

L'aziana signora Gianna, che percorre la creusa e cerca le vecchie amiche, così vecchie da esser già scomparse da tempo. I signori Laliggia che quando arriva il caldo escono di casa e spaesati sempre più cercano i luoghi dell'infanzia, si fermano un'ora buona a guardare il nulla, mano nella mano, poi rientrano...
altri non escono più, neanche la sera quando fa caldo.
Qualcuno lo incontro sul bus, odore di vestiti vecchi e sguardo da alcool, a volte da alcool & macchinette d'azzardo.

Altre persone incontro sul bus di quartiere, a un ora ben diversa, vanno a lavorare dall'alba per rientrare al tramonto, nelle pulizie, nella ristorazione industriale e nel facchinaggio, sono più scuri, ma non di pelle, non solo almeno, sono resi scuri dall'espressione cupa di un volto di periferia, dalla rinuncia a priori all'idea di poter partecipare a cio x cui si lavora a costruire, di avere il diritto di farlo...

Per noi tutti certo quello che servirebbe per ammortizzare l'esclusione, l'indifferenza, la solitudine, il degrado e l'alienazione a cui ci stiamo purtroppo abituando, in cui stiamo lentamente soffocando è il sussulto di dignità che ci indica nella nostra natura, o forse nella nostra 'appartenenza' le risorse per reagire, nella ricerca di un pensiero di autonomia ed in questa capire ciò che ci è di conforto e trovare gli strumenti per rivendicarlo e raggiungerlo, ottenerlo, costruirlo.

Diversamente, stando alla cronaca, quello che verrà offerto al quartiere, che verrà concesso così come si mette la gabbietta col richiamo vivo, sarà giusto un "ritrovo per anxiani" dedicato ai soliti garantiti portavoce e baciapile d'apparato. Dando continuità all' "Era dgli Ottusi".




martedì 19 aprile 2011

il percorso omertoso: "vedi che se me lo chiedi a me poi io lo dico a lui e te lo faccio fare?"



Pedegoli è un luogo in realtà assai piu movimentato e denso d'accadimenti di quel che può apparire allo sguardo superficiale di un visitatore, distratto dai lunghi momenti in cui davvero pare che nulla si muova, lunghe e tranquille ore dove due o tre personaggi percorrono lenti l'unica strada deserta, una scenografia degna di un film di sergio leone; si ci aspetta quasi di veder rotolare i classici cespugli secchi spinti dal vento mentre sotto il sole (a volte, ma più spesso nel fosco dell'umidità nell'aria) appare in salita la corriera, foriera di novità dalla città, da cui scendon tre anziane donne piene di borse, un ambulante temerario che si spinge sin quassù, e due pensionati che discuton con un edile foresto di cementi e sabbia.

In questa assoluta quiete dove si consuma tempo e terreno con la stessa pervicace e costante noncuranza, a volte invece ferve un'inaspettato movimento, lo si intuisce dapprima osservando i cappannelli di locali esponenti di 'corrente' e dal loro fare circospetto e omertoso, poi le cose iniziano a porsi in essere; così rapidamente il degradato cantiere, abbandonato solo dopo aver sbancato tonnellate di collina, viene premurosamente recintato "di fresco" facendo sparire le vecchie e arrugginite transenne; si eccitano i pareri per render "esclusivo" il futuro 'club degl'anxiani'; accellerano (!?) i lavori per la Grande Curva di Pedegoli e , dulcis in fundus, il primo tratto di Via Egoli, antica creuza, viene rifatto tutto in ciottoli e mattoni rossi !!


Un paio di anziani 'fuori dal coro' sostengono argomentando con la loro esperienza di edili popolari che sia completamente sbagliata la pavimentazione appena ricostruita:

Pur essendo di bell'impatto visivo i ciottoli usati sono tondi e applicati con cemento a vicina distanza tra loro, nel contesto di una ripida discesa dove il precedente e originale selciato vedeva delle pietre "spaccate" e aderenti una all'altra 'a secco' in modo che la pressione tra le stesse, in pendenza tra una 'pedata' e l'altra, le bloccasse, permettendo un ottimo drenaggio e una sicura "presa" del passo. Cosa questa vanificata dal scivoloso ciottolo tondo a distanza.

Il passaggio centrale è costituito dai mattoni rossi messi "a costa", mattoni da bordo perciò resistenti, però così posizionati creano una discesa liscia e continua che anche grazie all'umidità del posto creerà presto un velo di "leppego". Il mattone rosso preesistente era stato sistemato dagli 'antichi' in modo che dal superiore all'inferiore ci fosse un poccolo "sbalzo", creando un microscopico gradino che 'rompeva' il leppego e aiutava la pedata ad aderire.

L'Istituto per l'Agricoltura e l'Ambiente di Sant'Ilario prevede ogni anno scolastico dei Corsi sulle Pavimentazioni Storiche e Tradizionali, sono Corsi tecnico-pratici in cui le maestranze del settore vanno a formarsi nello specifico. Si poteva in questo caso però semplicemente informarsi, un minimo, sulla funzionalità dei differenti selciati e di conseguenza agire, sarebbe costato uguale ma sarebbe stato almeno utile.

Un'Amministrazione degna di chiamarsi così a Genova avrebbe già investito risorse umane e finanziarie in una formazione del genere, e forse avrebbe come fiore all'occhiello Istituti come l'Agrario in cui si possono formare i percorsi e dove possono nascere le occasioni per dare un futuro decente a questo Territorio, a questa Regione.


Infine tra le mille(!) attività primaverili si indice tramite volantino una festa per il 25Aprile in Piazzetta, con Banda e Balli tradizionali, l'occasione è ovviamente la Liberazione, che apparentemente accomuna tutti, in realtà vedremo chi offrirà da bere e a chi, intanto ricordo che c'è chi cancella dalle vecchie foto le armi dei Partigiani, e chi invece cerca di capire come quelle armi non doverle di nuovo usare...
e la differenza non è proprio poca.


...

giovedì 14 aprile 2011

Pedegoli, i dintorni, foto






la valle del Molinetto, dettaglio;
particolari del Borgo;
..Luamà;
la "Caserma" medioevale limitrova ad una piccola fattoria;
il crinale del monte che ospita la "Cava del Ratti";


...

martedì 12 aprile 2011

e le stelle stanno a guardare



Il Cantiere per l'Allargamento della Curva di Pedegoli e la Realizzazione di Posti Auto procede tra alti e bassi, entusiasmi e dubbi.

L'ultimo piensiero dei Geometri, in ordine di tempo, riguardava il marcispiede che nella strettoia rischiava di diminuite ulteriormente l'ampiezza già limitata della careggiata, vanificando ogni illusione.

Rompendo un pò di quel già costruito e realizzando un leggero "sbalzo" a fiume si è ottenuto quel metro in più necessario ad'inserir nell'opera il previsto marciapiede!



Ma non è solo nel divenire dei lavori (mai resi "visibili" da un disegno, un progetto, uno schizzo di quel che sarà) l'unico aspetto bizzarro del Cantiere, altre curiosità si notato; come il discreto turn-over delle maestranze impiegate nel tempo e del loro poco ortodosso abbigliamento che non prevede caschi protettivi e imbragature. Può esser che di appalto in subappalto certi costi al ribasso vadan in qualche modo ammortizzati, magari risparmiando dove si riesce, oppure può darsi che questo sia il normale modo di lavorare nell'edilizia, anche pubblica, e che risponda a logiche tecnico-produttive, cmq non facilmente comprensibili.



Può essere anche normale che per mesi un anziano fac-totum dei potenti sia entrato e uscito chiavi in mano dal Cantiere, così come in questi giorni chi è amico dell'amico possa utilizzarne lo spiazzo per scaricare o caricare il proprio "zetto", gestendone ingresso come fosse il capo-cantiere...


...evidentemente "lo manda picone"

ps- al termine dei lavori lo stesso personaggio si è "fatto sù" qualche sacco di cemento, lastre e tondini... tanto eran già pagati... Sigh!!

il "tapullo" come sistema







...
Tempo fa un manipolo di Cittadini tentò di opporsi alla definitiva asfaltatura della creusa del Molinetto, invano.
Tra le istanze vi era quella di tutelare e valorizzare con un intervento di restauro il Ponte pedonale di sicura e documentata origine Medioevale, databile intorno al 1200, e sottoposto a Tutela Artistica.
Subito smentita dalla Sovrintendenza l'ipotesi della asfaltatura almeno del Ponte stesso, quegli Abitanti chiesero un imcontro con il Municipio sul luogo del dissenso verso i lavori pubblici lì pianificati, magari per vedere insieme cosa salvaguardare... il Ponticello, ad esempio...
Anche per evitare che l'incuria ne accelleri il degrado, così come gli interventi incongrui praticati da ditte incompetenti quando non da privati "del luogo" decisionisti e menefreghisti.
Il municipio3 dopo aver tergiversato in una mail poco chiara non si degnò neanche più di rispondere agli appelli. Passarono gli anni... e il contributo di chi maneggia asfalto e cemento, dove e come gli pare, è oggi ben visibile. ...

ps - nella prima foto si vede lo sbocco di una copiosa fogna che si è infiltrata da anni nelle acque bianche; diverse denunce e segnalazioni mai evase ed ora neanche il rifacimento della strada ovvia allo scabroso scolo...

ps 2 - il ponticello ha subito in questi giorni (inizio maggio) ulteriori offese: alcune pietre originali divelte dal muretto e l'apertura di uno scolo laterale... sigh!

giovedì 7 aprile 2011

blog censurato su facebook per via dei post definiti "offensivi".. ( !?! )



...forse qualcuno ha la "coda di paglia" ?



ps - da stamane all 4 circa la censura di facebook è disattivata, posso nuovamente postare il blog... pare che sia dovuta al fatto che qualcuno ha segnalato più volte i post come "spam"... jàjàjàjàjàjà !!

martedì 5 aprile 2011

il Tarantolino Nostrano, il Lama delle Ande e la Torretta di Quezzi



    ...un divertente pesce d'aprile del blog di Quezzi.it in un post: figurava l'insediamento di una folta colonia di straniti lama che dalle Ande sarebbero migrati ad occupare l'area della Torretta di Quezzi per pasciar felici "vista mare" Io ci sarei pure cascato in pieno se la data non avesse dato adito al sospetto di burla in agguato...

    Dalla Torretta di Quezzi si può partire per un bel percorso podistico che, con diverse varianti, può portare sino alla Madonna del Monte o al Forte du Santa Tecla, superando sul crinale dei monti un paio di caratteristiche e selvatiche vallate, raggiungendo un Forte settecentesco in parte visitabile (il Ratti) e attraversando un'enorme scavo abbandonato e suggestivo lasciato dalla Cava Cementifera, con i bunker della 2° guerra da cui il panorama comprende tutta la Città dall'alto.

    Terreni tutti Demaniali, dove peraltro transuma quotidianamente un beato gregge di banali pecore incrociando sui sentieri gruppi di cinghiali, famiglie di faine, variegate serpi e rari e colorati ramarri, insieme a quantaltro di "locale" si possa immaginare.

    La Torretta è infatti iscitta nei SIC, sito di interesse comunitario, per alcune caratterietiche tra cui il pregio, il vanto e l'onore di essere uno degli unici due luoghi dove sopravvive e si riproduce un simpatico e mite Geco nostrano chiamato dagli esperti e dagli amici... Geco Tarantolino.

    Pur piccolino è famoso quanto raro, lo si incontra di rado e verso sera, abita solo in poche isole del Mediterraneo oltre che in due siti Liguri. Lo abbiamo quasi"in esclusiva". Una ricchezza della biodiversità che si troverebbe naturalmente inserita in quello splendido Parco dei Forti che nessuno ha mai avuto il coraggio e la lungimiranza di realizzare.

    In un momento in cui chiunque pare abbia mani libere nel saccheggiare e sfruttare il Territorio non sarebbe poi così strano che anche la Torretta di Quezzi e i suoi dintorni venissero "privatizzati", lottizzati e trasformati in un ricco "utile" immobiliare.
    Con buona pace del nostro modesto e riservato Tarantolino che nel frattempo sarà scomparso in silenzio e solitudine...


    (clicca sul titolo x saperne di più sul verace Geco)



    giovedì 31 marzo 2011

    Wi-Fi a pedegoli...? si grazie !!



    Si parla a Pedegoli di una proposta a cui è possibile dar adesione e supporto apponendo la propria firma in calce alla stessa, qualcuno la sta facendo "girare" e sottoscrivere, con discrezione come s'usa in paese.



    La richiesta, da presentare all'Autorità competente, prevede che la sosta nella nuova area ricavata sul lato "a fiume" della Curva di Pedegoli sia adibita a "disco orario" e a "scarico merci" in modo da regolamentare l'uso del park e renderlo dinamico e funzionale anche all'esercizio commerciale che diverse botteghe praticano nelle adiacenze della Piazza. Un'esigenza privata che incontra la domanda comune di potersi fermare agevolmente sia presso la Piazza che presso i vicini negozi.
    Negozi che riescono a "servire" un ampio spettro di bisogni e richieste coprendo anche un ruolo sociale e garantendo un presidio del territorio stesso. Ma che in cambio di questo park a loro "dedicato" potrebbero accollarsi qualche iniziativa d'interesse pubblico, ad esempio...


    Proprio per radicare maggiormente la presenza, esser riconoscibili come appartenenti al territorio e contribuire ulteriormente allo sviluppo dello stesso l'insieme dei commercianti e negozianti di Pedegoli potrebbe proporsi per organizzare ed impiantare in loco un ripetitore per il Wi-Fi e dotare la zona di una connessione a internet gratuita e senza fili...


    In altre zone della città è stato realizzato, sviluppando anche le potenzialità commerciali connesse, dai CIV o dalle unioni dei negozianti, a Certosa, o nel centro cittadino...
    In mooooooolti saremmo sicuramente grati, ed in seconda battuta riconoscenti, verso i comprensivi commercianti locali.
    Gli imprenditori in questo modo colmerebbero anche gli ottusi ritardi dell'Amministrazione, la quale si sentirebbe forse in dovere di esaudire le loro richieste dopo un tale contributo alla qualità della vita in quartiere.



    ps- (forse la proposta che gira riguarda la rimozione di alcuni paletti che proteggono la stretta via dal parking selvaggio davanti ai portici... paletti "benedetti" da chiunque attenda lì il bus; meglio sarebbe davvero usar l'area ricavata dall'abbattimento)

    martedì 29 marzo 2011

    Anziani

    Un recente sopralluogo dell'Autorità politica e di quella tecnica pare sancire il definitivo risultato della Operazione per l'allargamento della Curva di Pedegoli: ora la curva è davvero larga, solo che alla fine della stessa la strada viene nuovamente stretta e ridotta a una corsia, tra un'edificio ed il marciapiede...
    Dotti, Medici e Sapienti tenteranno un'inaspettato colpo di genio tale da metterci una pezza, intanto si discute su quante automobili potranno parcheggiar su quello spazio ricavato dalla demolizione degli immobili, abbattimento costato anche in termini economici, con un cospicuo esborso in denaro pubblico, sia pure statale o europeo.
    L'imbarazzo, tra la situazione stradale e le precedenti affermazioni sulla legittimità delle richieste da parte degli abitanti di un ritorno in termini di socialità e qualità di vita, deve aver spinto il Presidente Burlando a dichiarare che presto forse si avranno i fondi per comprare un locale limitrofo alla Piazza da adibire a .... "ritrovo per gli anziani" !!
    t r i s t e z z a i n f i n i t a

    Non tutti gli anziani della zona lo sono allo stesso modo; un gruppo abbastanza folto si distingue, un attento osservatore può notare che tra loro c'è un certo benessere, da prima e seconda casa, da buona pensione, da figli "a posto, un buon posto", una complicità di mezze parole e mezzi inviti, sottovoce a meno non si tratti di urlare ai foresti e ai marocchini (chiunque venga dal sud, da oltre italia), signori a cui non piace giocar a carte coi gabibbi, neanche tanto invitarli ai ritrovi o alle cene...
    Forse perchè sono "garantiti" e quello che hanno nessuno glielo può toccare, a costo di perseguire quell'omertà per cui ti rivolgi all"amico", che zittozitto fa arrivar la voce o la richiesta all'altro "amico", quello giusto. E gli altri son tutti di... "degli altri", gente da starci lontano, da non fargli neanche sapere, da escludere.
    Così la società di questi anziani diventa davvero esclusiva. Nel suo piccolo.

    In linea con le pratiche di politica sociale più consolidate: escludere, tagliare fuori, marginalizzare, ignorare, alienare ogni realtà in dissenso, naturalmente in dissenso in quanto portatrice di istanze "giovani", alternative, sociali e inclusive di ogni elemento o contributo...
    Ecco che si spiega il perchè di un ritrovo per anziani, per i "loro" anziani, che serva da cuscinetto tra la gente e le loro "imprese" sul Territorio, che consideri i parcheggi e i box, l'asfalto e le palazzine come un vero "valore aggiunto" al capitale costituito dalla, dalle loro case e appartamenti... che facciano sembrar attuale e conveniente una visione morente di società e di progresso, un'idea egoista della qualità di vita.

    Bene, il contrario di ciò che si chiedeva.
    L'ennesimo vettore di consenso per convenienza, o per ignoranza.





    sabato 5 marzo 2011

    "Area Brignoline"

    di nuovo sull'utopia di veder trasformare positivamente la vita delle persone in quartiere magari realizzando, nella grande area verde (sotto a via A. Gandìn, clicca sul titolo x la mappa e guarda con google quanto spazio!), abbandonata all'incuria e ai crolli, che sovrasta Via Fereggiano, un'Orto Urbano collettivo, accessibile e utilizzabile dai Cittadini, per farsi una passeggiata o una coltura orticola autoprodotta.

    http://prinzessinnengarten.net info e corsi per realizzare Orti Collettivi in Germania, dove magari non hanno il clima e la tradizione ma la pratica è diffusa. A Berlino il Prinzessinnergarten autogestito fornisce di verdura fresca e bio, buona parte del quartiere.

    Fortunatamente a Quezzi, come nelle colline di tutta Genova, ancora scampoli di terreno vengono occupati da attività rurali, olivi, piccoli animali, orto; terreni e fasce sempre più assediati da box e cemento. Sarebbe lungimirante valorizzare questa pratica tradizionale di "metter giù qualcosa che si mangi" tipica del territorio e riconoscerne l'importanza destinando un'ampia area verde a questo scopo, con il valore aggiunto della condivisione e della gratuità.

    Un'operazione realizzabile con modesti impieghi di risorse da parte del Comune, per la quale l'appello alle eccellenti maestranze del settore in quartiere forse sarebbe ben accolto.

    Un'operazione di grande valore sociale e un'indicazione politica di contrasto al degrado, dalla quale potrebbe rinforzarsi la socialità e l'incontro.

    Un notevole ritorno da un modesto impegno. Ritorno non monetizzabile, per cui impegno non realizzabile.


    giovedì 24 febbraio 2011

    inizio "70, un'altra collina...

    litorale di Prà anni "70

    anni "70
    Rientravamo alla sera, a me sembrava notte inoltrata e la mia sorellina dormiva seduta a fianco, osservavo dal finestrino posteriore della macchina di famiglia gli stralci di ponente in grigio e nero che scorrevano tra le luci gialle delle industrie e del porto, poco oltre l'invalicabile confine creato da ferrovia e alte cancellate color ruggine, pareva un viaggio ogni volta, sino ad arrivar a Sampierdarena ed imboccare la sopraelevata, saltar a piè pari la città più vecchia, incontrare il Bisagno e i dintorni di casa.
    Tornavamo da una giornata passata da una coppia di anziani, contadini o meglio: "manenti" cioè senza proprietà, amici dei miei genitori, che vivevano da sempre nella lunga e sottile Valle di Palmaro, nell'interno di Prà, la chiamavano "in branega", per arrivarci si percorreva una strada stretta e tortuosa e la si risaliva per un pò, si superava una fonte di preziosa Acqua Solforica, giungendo ad un cancelletto ed un viale sulla sinistra che scendeva un pò sotto la strada, si entrava in un giardino di rose che profumavan già di sciroppo, grasse gardenie, margherite bianche ed erbe aromatiche dinnanzi ad una casetta a due piani, tinta di rosso mattone.

    Da ragazzini il tempo si dilata o corre veloce, con poca aderenza alla realtà degli adulti, così mi pare fosse tantissimo il tempo che avevo a disposizione in quei fine pomeriggio per annusare ed osservare quel luogo. Ricordo dei cani da caccia, davvero da caccia, ne intravedevo sul retro della casa le ombre nervose, e sentivo i guaiti agitati, ma solo col padrone avevano contatto se non con le prede, le lepri o i fagiani, per le quali spesso eravam conviviali invitati.

    Un robusto capanno di legno appoggiato al muro di confine custodiva un segreto tradito dai suoni e dai canti che uscivano dalle feritoie tra le assi, qualche decina di gabbiette di legno e metallo, piccoli parallelepipedi dove sgambettavano singoli uccelli, merli acquaioli o beccacce, un ciuffolotto ed una cincia bigia, un grassoccio culbianco e qualche minuto fringuello, ma grazie all'amore dell'uomo per il vino capitava che qualche uccelletto riuscisse a fuggire. Erano il frutto di agguati col vischio, di trappole e reti o di scambi con i cacciatori delle Valli vicine, erano quello il "richiamo vivo"per procurarsi la materia prima, l'essenza del sugo, di quel "Toccu de eusgelletti", in cui ci finiva anche qualche pallino di piombo ma il cui profumo ne stabiliva il primato.

    I campi, le fasce coltivate ad orto, erano poco distanti dalla casa ma forse per via della giornata di festa non occorreva andarci, gli ortaggi si trovavano già mondati su un lavandino di marmo grigio e la moglie, la nuora e mia madre era lì che subito si riunivano, a preparare e chiacchierare, in una spaziosa cucina addobbata di fiori in ogni stagione, e di centrini. E gli uomini fuori. Nella piccola aia una tettoia proteggeva il braciere con su il pentolone, nell'acqua bollente mio padre scendeva pian piano la farina di mais mentre l'anziano amico di casa girava metodico e potente quello che a me pareva un bastone, un remo o un cucchiaio gigante, a mescolare l'impasto, a quel punto c'era ancora un bel pò d'aspettare per la polenta.

    Entravo ed uscivo da casa recuperando ogni volta un bicchiere colmo di sciroppo di rose e un bel pezzo di focaccia di patate, andavo a mangiarla vicino al recinto dei conigli: uno spiazzo dove la terra era più dura e rocciosa, ombreggiato da un robusto albicocco e circondato da un fitto steccato alto forse un metro, all'interno vivevan spensierati alcuni conigli con la propria famiglia, tra ciuffi d'erba, pietre e buche, saltavano e correvano a piccoli gruppi, i maschi più grossi si mostravano fino coraggiosi, dritti sulle zampe posteriori ad annusare l'aria masticando nervosi una pagliuzza e i piccoli balzavano su ogni pezzetto di focaccia che non avrei dovuto lanciargli. Vivevano lì e si riparavano in una batteria di casette leggermente sollevate da terra, vivevano sino al giorno del pranzo che li avrebbe visti, uno ad uno, protagonisti.

    A tavola c'era sempre anche qualcuno che non c'era la volta precedente, sulla tavole dell’epoca il vino era o dolcetto o barbera, quella era una tavola da barbera, ma non mancavano il bianco della vigna e un vino dolce e passito al quale potevo accedere anch’io, ricordo d'aver visto mia madre concedersi uno o due bicchieri solo in quelle occasioni, e la ricordo ridere alle battute in genovese. La lepre coi pinoli, spesso presentata di secondo, non mi entusiasmava così lasciando il pesante piatto di ceramica ripulito dalla polenta, con tutte le ossette succhiate per bene e messe da un lato, mi affrettavo in giardino tra lucciole e rane. Tranne quando era stagione di castagne, allora bollite o arrostite che fossero mi fermavo ancora un pò a tavola.

    Ho imparato in quei pomeriggi a ricaricare le cartucce da caccia, a smontare e pulire il fucile e a tirare per bene per colpire il bersaglio con la prima scarica di pallini, l'adulto che mi fu maestro era il più giovane, il figlio, lavorava in città e conservava la caccia neanche troppo esercitata come ultimo frammento che avrebbe legato la sua esistenza alla dimensione in cui vivevano i suoi vecchi, forse non lo sapeva mentre ci esercitavamo a sparare sui tronchi tagliati a seccare, o forse allora non ci voleva pensare.

    La fabbrica, le fabbriche poco più sotto, di stabilimenti e officine s'era riempita la costa, già dall'estate passata non si poteva più andare sugli scogli e fare il bagno subito dietro alla ferrovia di Prà, da qualche mese i riempimenti erano cominciati, a vista d'occhio allontanavano il mare dalla cittadina. Nascevano però opportunità che trascinarono giù dalle Valli e dalle colline gli uomini e le donne più giovani, con la speranza dell'emancipazione di una cucina di formica e di un alloggio urbano, ma anche di una vita sociale e moderna, in sincronia con tempi, tempi che stavano dimenticando ai margini cicli vitali atavici, che costituivano una struttura sociale e morale.

    Come Agostino in molti rientravano dai vecchi solo per le feste e abbandonavano rapidamente le attività rurali inseguendo l'illusione di diventare operai e Cittadini, in realtà trasformandosi in "consumatori" e come lui in molti dopo pochi anni si son trovati il destino fagocitato dalla ristrutturazione e dalla globalizzazione che ha devastato l'assetto produttivo della Città, dopo averne devastato il territorio.
    Qualcuno se l'è cavata più o meno, ma le vittime non si contano tra le persone inadeguate al nuovo ritmo della produzione al massimo utile, per alcuni l'impossibilità perpetuare antiche modalità di relazione e rapporti ha compromesso profondamente l'esistenza. Ma il danno non si limita al suicidio di povera gente.

    Quello a cui ho assistito nei primi anni "70, che osservavo ignaro coi miei occhi di bambino, è stata la mancata consegna di una molteplice eredità culturale da una generazione a quella successiva, sulla disillusione della prima e sull'ingenuità della seconda si è innestata un'idea cinica di sviluppo che ha destrutturato antropologicamente un Territorio, una popolazione, forse definitivamente.

    giuseppe"11
    ... "a Francesco B."



    sabato 19 febbraio 2011

    sotto-sotto ruspa ci scava...

    Un programma di riqualificazione del quartiere, pian piano e con qualche modifica perseguito dall'Amministrazione, prevede una soluziome all'incresciosa situazione in cui versa il versante "verde" di Via Fereggiano, poco prima della copertura a valle.
    Certo è che più lo stato di degrado e di colpevole abbandono diventa evidente, più il disegno previsto apparirà come unica e salvifica prospettiva.

    La necessità avvertita dai nostri Consiglieri pare riguardi l'edificazione di una Scuola....
    dopo il discusso abbattimento della Scuola Monleone a Pedegoli e la costante minaccia di chiuder la B.Ball in P.zza Santa Maria per calo di nascite, con in pochi km un edificio scolastico sottoutilizzato in Fontanarossa dirimpettaio di una scuola Media...
    dopo tutto ciò pare necessario insediare sulle pendici del basso Fereggiano un Plesso Scolastico Attrezzato (?!) edificando quel tanto che basta a giustificare il sottostante labirinto di box-auto previsto per finanziare, in parte, il progetto, che sbancherebbe tonnellate di terreno ai piedi di un filare di enormi palazzi tral'altro.

    Anche, e forse soprattutto, per i ragazzi e i bambini sarebbe davvero necessario acquisire e conservare quell'area come la natura ce l'ha lasciata, uno scampolo di ciò che c'era, tanto per ricordarsene, anche praticandola, rendendola accessibile, utilizzabile, magari in parte coltivabile dai Cittadini che lì intorno vivono, fruibile dalle scolaresche delle vicine scuole, e direttamente collegata coi limitrofi giardini- ricreativi diverrebbe una naturale comunicazione con la valle del Biscione, annullando l'attuale critico scollamento.

    Ma trattandosi di un'emergenza Sociale e di investimenti il cui ritorno non è monetizzabile in maniera "tradizionale" difficilmente se ne comprenderà la necessità; sarebbe come ammettere che il ritardo cronico di una qualsiasi politica di risanamento sociale, di contrasto alla frammentazione sociale e territoriale, non è più sostenibile.

    I processi di "riqualificazione" del Territorio messi in atto, essenzialmente economici, devono ora cedere il passo alla dimensione sociale sin'ora considerata a parole, assente nel minimo di pianificazione attuata o inserita come cascame di obiettivi finanziari.
    La Città dei Diritti pare se no destinata a negare una decente qualità di vita ad alcuni dei suoi Cittadini, magari a quelli sospinti ai margini dalla libertà d'azione concessa agli immobiliari... ma la storia così si allunga...


    [ispirato dal punto16: Le potenzialità di riassetto dei servizi per l’infanzia: l’area delle Brignoline
    del PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE DEL QUARTIERE DI QUEZZI(clicca sul titolo)]

    salita chiapparolo, un'altra creusa devastata.

    poco dopo LargoMerlo, mentre si prepara un radioso futuro di scorrevole automobilistica viabilità, proprio lì, a fianco, una vecchia e obsoleta mulattiera di rozze pietre e insulsi mattoni (salita chiapparolo) stupidamente pedonale, viene sventrata e dopo averci fatto passar sotto dei tubi, viene malamente riempita dai detriti e asfaltata alla bèn&meglio, a pezze miste asfalto/cemento...


    intanto a che serve? chi mai percorre ancora a piedi le vecchie scorciatoie della collina? salvaguardare e recuperare un'inutile ragnatela di creuse che collega rapidamente e razionalmente tutto il versante è davvero un'idea anacronistica!


    Infatti il mini-municipio non si cura di verificare da chi e come vengono fatti gli scassi della via, gli scavi ed il ripristino del selciato... I privati (in questo caso amga) sempre più spesso appaltano gli scavi a ditte che poco professionalmente rompono senza criterio di salvaguardia e riempono successivamente lo scavo con detriti senza rispettarne il precedente ordine ed infine tappano il tutto con una bella pezza d'asfalto anziché riporre nuovamente ciottoli e mattoni così come li avevan trovati.


    Risultato: uno scempio dei percorsi che hanno negli anni resistito agli zoccoli dei muli ma che oggi soccombono sotto il governo degli asini.



    martedì 8 febbraio 2011

    crolli & frane






















    Per aver un'idea di quanto sia stabile il suolo in questa Valle e nelle sue pendici basterebbe censire i crolli delle fasce e dei muri di contenimento avvenuti negli ultimi due anni, anche grazie alla pressione esercitata da un continuo consumo e copertura con cemento e asfalto del suolo stesso.
    Già di suo il territorio non rispetta lo status quo geologico, anzi è in continuo movimento, e lo si nota nelle zone non ancora assoggettate completamente all'urbe.
    Sulla collina di Egoli nel versante a nord-ovest un ultimo fronte di smottamento si è aperto con le recenti piogge, la spaccatura coinvolge un rilievo sopra ad un sentiero e si allunga per una ventina di metri. Profonda da 50 cm al metro, il distacco in alcuni punti ha già provocato un crollo.
    Un'ennesima frana più in basso ha coperto un tratto del Rio.
    Eppur si muove...

    martedì 1 febbraio 2011

    artrite















    capita di fermarmi a parlare con gli anziani del luogo e il più delle volte a subirne volontariamente i racconti, i ricordi e, grazie ad una scenografia complice, al muretto di pietra su cui si ci appoggia, ai gradini assediati dal muschio o alle ardesie grigie e sbeccate, ad intuirne l'immagine che si portano appresso.
    Ascolto senza fretta ripercorrere con la memoria antiche fatiche di adulti invecchiati dal lavoro, osservati da un'infanzia in bianco e nero cresciuta tra l'umidità pregnante del torrente che ammuffiva gli scuri mobili di casa e il freddo mitigato da una stufa a carbone, guardo scuotere la testa e far gesti quasi a maledire il luogo che ha costretto madri e nonne piegate sulle lastre di pietra nel Rio a lavar lenzuola altrui, e l'artrite che ha loro deformato le mani, e a volte il carattere. E tutto solo per vivere. E ogni tanto scendere a Genova.
    La guerra, le bombe e la ricostruzione visti come una liberazione, l'emancipazione da quel malsano ambiente, da quella vita umida.

    Pare che questo vissuto abbia profondamente segnato una generazione, che ora istintivamente osteggia e vede come insensato qualunque recupero abitativo o tutela paesaggistica, dell'esistente sopravvissuto lungo le strette buie valli e sulle scomode colline. Questo sentimento, tra il rancore verso il passato e una cupa nostalgia di esso, ha fatto da substrato, da fertile ed ingenuo terreno sul quale ha attecchito da sempre la rapallizzazione del nostro territorio prospettando moderni agi e comodità tali da scordarsi gli antichi stenti!
    Ad oggi dai più il risultato ottenuto viene ancora percepito come comunque positivo, tanto da rilanciare il businnes e riempire in un paio d'anni ogni spazio ancora libero con silos, box auto e nuove carrozzabili per arrivare sotto casa con l'auto e perpetuare l'idea che per rendere vivibili le colline bisogna cementarle e asfaltarle...
    ingrassando gli speculatori e nel contempo mantenendo il consenso popolare, incredibile!

    sabato 15 gennaio 2011

    interverranno al momento "giusto"

    nel ps appresso al post passato ho precisato che le due notevoli slavine sui fianchi della collinetta su Via Ferreggiano si stavano allargando...

    Preciso che in realtà altri tre piccoli cedimenti hanno delineato il "fronte di crollo" che ormai è bello ampio, ora asciugherà con il vento e il bel tempo preparandosi così a sgretolarsi dopo le prossime piogge un pò più abbondanti. Tappando, finalmente, il greto del torrente.

    Finalmente. L'emergenza!

    Rapidamente si dovrà allora decider qualcosa e destinare il risanamento a qualcuno che nel farlo ne trarrà vantaggi, oltre che cospicui guadagni, tipo la progettazione e la realizzazione dell'edificabile... magari dei box, accordando insieme tutti i 'poteri forti' : Curia- Politica- Affari, ovvero nel caso, le Orsoline, l'Amministrazione, i costruttori ed immobiliari. Tutti coloro che tempo fa intendevano costruire lì un enorme silos e furono fermati da un'iniziativa di Rifondazione piena di buon senso.

    Per riuscir nell'intento utilizzeranno meglio i meccanismi classici che fin'ora comunque han sempre dato dei risultati: disinformazione, collusione, allettanti promesse; tutta l'arte di far sembrare diffuso e conveniente il consenso intorno ad un Progetto presentandolo come l'unico realmente possibile e le alternative come bislacche velleità.

    E in genere ci riescono. Ci proveranno. Infischiandosene delle centinaia di persone che lì intorno abitano, vivono, lavorano, vanno a scuola, per le quali uno spazio verde accessibile e pubblico a portata di "piede" sarebbe un toccasana, un sollievo nei giorni feriali e festivi di tutto l'anno... oltre che valorizzare davvero l'intera area.

    Dal civico 40 di via Ferreggiano a scendere sino alla copertura, il torrente è sovrastato da questo terreno, in gran parte terrazzato, l'acquisizione da parte del Comune e la economica sistemazione in lotti e giardini potrebbe essere un'ottima opportunità per una gestione maggiormente condivisa del Territorio, una pratica di responsabilizzazione delle persone che i luoghi li vivono, di cui ne sono i "custodi".

    E darebbe un chiaro segnale di cambiamento, un chiaro stop alla speculazione soffocante a cui il quartiere paga un dazio pesante, a cui l'intera popolazione è stata sacrificata in questi decenni, e non solo. Darebbe l'impressione che i molti contano più dei pochi, che anche se i "pochi" hanno mezzi, risorse, potere di pressione economica, forse chi amministra ha la capacità e la dignità di governare con e per i Cittadini.

    ...Pia Illusione.



    domenica 9 gennaio 2011

    voce del verbo:mettere in sicurezza

    ...

    Il perdurare delle pessime condizioni atmosferiche ha contribuito a mettere a a nudo la fragilità e la precarietà della collina verde sovrastante Via Feregiano, collina che sostiene un considerevole mole di palazzi ed argina il Rio omonimo a valle, nella sua parte ancora 'scoperta'..

    Due visibili slavine hanno già ostruito, pur parzialmente e per breve tempo. lo scorrere non placido del torrente in occasione delle piogge.

    Un folle Progetto prevedeva la costruzione di un grande Silos a box-auto proprio su quel terreno; qualcuno dotato di buon senso e rispettoso della sicurezza delle persone ne ha ottenuto l'affossamento, ma non l'estinzione purtroppo.

    Ora l'incuria e l'abbandono in cui quel lembo di Territorio pare dimenticato lascia presagire un futuro a tinte fosche: il colore grigio del cemento e il verde dei cancelli. Tinte attraenti per i grappoli di avvoltoi che certo non si son stancati d'aspettar sul dorato trespolo.

    Magari giocare d'anticipo e riuscire a mettere in sicurezza con una modesta spesa quel vasto terreno, quella costa di collina già quasi tutta terrazzata, col rifacimento dei muri e dei muretti, la creazione di accessi, rendendola fruibile ed accessibile...

    Una volta risanato sarebbe economica e opportuna una divisione dell'appezzamento in piccoli lotti rurali produttivi (orti urbani), da restituire alla popolazione e da condividere tra gli appartamenti concentrati in quella zona altamente edificata, con una turnazione-rotazione tra i "manenti" che se ne occuperebbero da lì in poi, proteggendo il Territorio nei suoi molteplici aspetti, ambientali, culturali e sociali.

    Le gocce di acquolina già colano dalle fauci predatrici che pregustano l'ennesimo abbondante pasto, lasciandomi immaginare un diverso nefasto destino per quell'ampio spazio, in nome di una malintesa e cieca idea di qualità di vita (= posto auto) a cui sacrificare ingenue rivendicazioni di una vita più umana.


    PS-dopo la pioggia dell'altra notte un'ennesimo blocco s'è staccato dalla collina aprendo il varco ad una terza piccola slavina...